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sabato 14 dicembre 2019

Attualità venerdì 12 dicembre 2014 ore 09:05

Aspettando Eugenio Bennato, l'artista si racconta

L'intervista rilasciata al Lumière: “Guardare al futuro significa riconquistare le proprie origini e parlare dei problemi che affliggono il mondo”



PISA — Cresce l’attesa per il concerto di Eugenio Bennato che sabato 13 dicembre si esibirà sul palco del Lumière. Il concerto avrà inizio alle 22 e sarà preceduto da una cena mediterranea.

Sul palco con lui ci saranno i Matti delle Giuncaie. La band regina dell’hard-rock maremmano aprirà il concerto del cantautore napoletano, che sta collaborando alla realizzazione di un brano del loro ultimo disco.

Raggiunto telefonicamente dall’ufficio stampa del Lumière, Bennato ha ripercorso rapidamente i 40 anni di carriera da musicista: “L'attrattiva fondamentale per me per la musica popolare del sud è legata al suo aspetto artistico ed estetico – ha dichiarato il cantautore napoletano - Avvertivo in essa e nelle regioni del sud un germe trasgressivo che si era radicato attraverso la storia. Quando sentivo la musica del Gargano andavo con la mente ai bluesmen americani che si contrapponevano in maniera vincente alla piattezza musicale che si ascoltava in quei tempi in televisione. Così noi, quando fondammo la Nuova compagnia di canto popolare, seguimmo questo filone di ricerca. Dopo vent'anni, i fatti ci hanno dato ragione: in tutte le piazze d'Italia, Pisa compresa, i giovani cantano, suonano e ballano la musica del sud. È un tipo di musica autentica con un contenuto di verità maggiore che nasce dalle scelte della gente, del popolo, senza essere veicolata dall'industria musicale”.

Riguardo al cambiamento e alla portata storica del movimento Taranta power, Bennato ha dichiarato: “Oggi siamo circondati da un vasto numero di adepti per questa musica, soprattutto giovani, ma manteniamo sempre una direzione ostinata e contraria, senza restare una nicchia: al concerto di Melpignano, alla Notte della Taranta, c'erano 150.000 persone. Il nostro filone musicale si contrappone alla globalizzazione e siamo fieri che oggi i giovani abbiano capito che il problema nel mondo è culturale: esistono centri di potere con una direzione globalizzante ed esistono i giovani che vi si contrappongono con la propria cultura e identità. Questo ci rende internazionali: da tutte le regioni d'Italia ci si aspetta una creatività che riesca a coniugare la tradizione con il contemporaneo. È quello che noi abbiamo fatto: basti pensare che il movimento Taranta Power ha portato, su invito di Peter Gabriel, a Reading, a Singapore, e da lì in poi in Australiae il tutto il mondo, il ritmo della taranta e la nostra identità musicale. Lo ha fatto senza imitare i modelli del rock globale. Quando formammo la Nuova compagnia di canto popolare, non facevamo il verso ai vecchi cantautori popolari ma ascoltavamo i Beatles, Bob Marley e la musica rock: vivevamo di contaminazioni guardando al futuro. Spero che i giovani che ci seguono sappiano vivere in maniera contemporanea la riconquista della tradizione: non basta riconquistare la tradizione dei propri nonni ma è importante parlare dei temi che affliggono oggi la storia e il futuro.

Autore del celebre brano Brigante se more, riguardo al tema del brigantaggio Eugenio Bennato racconta: “Interessarmi alla figura dei briganti è stato un percorso fatto di scelte a volte istintive, a volte meditate ma è nato dalla curiosità verso la storia e verso la figura dei briganti. Oggi è avvenuta una rivoluzione storiografica con un’interpretazione diversa della storia del Risorgimento. I briganti sono diventati dei punti di riferimento per una storia che rivendica delle ingiustizie subite. Sappiamo tutti che l'Unità d'Italia è stata fatta senza tenere conto della grande cultura del Sud. È stato spontaneo per me riscoprire e rivalutare questi personaggi: questo è un altro elemento che oggi ha un seguito fortissimo fra i giovani”.



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