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sabato 21 ottobre 2017

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Da qualche anno mi occupo di Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Riuso-rifiuti (2014).Voci da Israele (2015) ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. - Insieme hanno curato i libri: "Gerusalemme ultimo viaggio"(2009),"Kibbutz 3000"(2011),"Israele 2013"(2013),"Francesco in Terra Santa"(2014).Voci da Israele (2015)

Il giorno del referendum turco

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - domenica 16 aprile 2017 ore 13:17

In Turchia siamo al momento di un referendum imposto dal presidente Erdogan per stracciare la costituzione, un passaggio, se non respinto dall'urna, che avrà conseguenze dirette per l'Europa, forse peggiori della Brexit e della scalata di Trump. Il popolo sovrano turco è posto di fronte alle proprie responsabilità e agli effetti di questa scelta. Per la campagna referendaria Erdogan ha monopolizzato i media, sprigionato con veemenza una propaganda senza freni, dimostrando che non è disposto a perdere, vuole trionfare in qualsiasi modo, persino giocando sporco. In queste ore, secondo gli ultimissimi sondaggi, l'esito è incerto, è un testa a testa. In pochi voti di differenza si deciderà l'esito cruciale per l'esistenza della repubblica.

Erdogan è un leader carismatico, non c'è dubbio, è un “uomo del popolo” e allo stesso tempo è ossessionato dal complotto, è un fedele osservante a tratti integralista e uno statista ambiguo: in passato europeista convinto e oggi in scia dell'onda trumpiana. Ha ripudiato l'Europa per Putin. Ha quantizzato e mercificato i migranti. Rispolverato il velo per le donne e la museruola alla stampa. Non ha sufficientemente contrastato il terrorismo. Ha preso il potere mobilitando e indottrinando il ceto medio del suo paese, “curando” l'inflazione galoppante grazie agli investimenti occidentali e sfruttando la manodopera sottopagata dei profughi siriani. Erdogan non è un politico dell'apparato tradizionale kemalista ma un outsider “rivoluzionario”, di stampo conservatore e religioso. E la sua rivoluzione islamista non è ancora terminata, l'obiettivo finale è proibire la laicità e imporre il dominio del suo partito, rendendo immortale la sua presenza al governo.

L'intervento popolare invocato e implorato da Erdogan, nelle ore del colpo di stato dello scorso anno, ha salvato il sultano ma non il suo popolo. La minoranza curda, i giornalisti, gli insegnanti, i magistrati e l'opposizione parlamentare pagano il prezzo della vendetta politica, ingiustamente accusati di essere criminali terroristi a prescindere dal coinvolgimento nel golpe. Vittime predestinate del processo metodico di epurazione del regime erdoganista. Il rais di Istanbul ha innescato una rapida trasformazione di accentramento del potere e irrigidimento delle libertà. Se cade Costantinopoli avremo solo rovine e un'uomo forte alla guida del partito assoluto.

I regimi autoritari, non solo in quella parte del mondo, indeboliscono ed esercitano una scollatura civica: fomentano paure e paranoie, manipolano i cittadini, innalzano barriere naturali e culturali, incitano all'avventurismo bellico.

Il Medioriente ormai è un puzzle impazzito: nel Bosforo assistiamo alla nascita di un nuovo impero ottomano; a nord l'annessione della Crimea alla sfera di Mosca è un dato di fatto; lungo le coste del Mediterraneo è immane la catastrofe siriana; sulle rive dell'Eufrate tra Siria ed Iraq sopravvive il Califfato dell'Isis; mentre nel lembo meridionale della regione nel piccolo stato dello Yemen è in essere una guerra silente. Tra le dune del Sinai egiziano si addestrano jihadisti. Nella striscia di Gaza governa la dittatura fondamentalista di Hamas, in Libano abbiamo Hezbollah. Il cuore della Terra Santa è ostaggio del conflitto israelopalestinese. Insomma uno spazio geografico circoscritto composto da una amalgama di autoritarismo e fondamentalismo crescente, contagioso, molto pericoloso. Un sistema tossico che uccide la vita democratica e il rispetto dei diritti umani. Polverizza la pace e il futuro di intere generazioni.

L'Europa è partecipe delle tenebre che offuscano il Medioriente, errori mai riconosciuti e spesso, troppo, volutamente e assurdamente ripetuti. Questo non toglie che oggi rinunciare a sostenere la democrazia nel mondo, in particolare quello in via di sviluppo, è un errore madornale. In un mare in tempesta lasciare al populismo il timone della scialuppa di salvataggio non è la migliore soluzione. La lunga notte pasquale della repubblica parlamentare passerà insonne, all'alba il popolo turco potrebbe trovarsi nelle mani di un nuovo dittatore.

Leggi anche su www.ilmedioriente.it

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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