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domenica 11 dicembre 2016

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Da qualche anno mi occupo di Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Riuso-rifiuti (2014).Voci da Israele (2015) ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. - Insieme hanno curato i libri: "Gerusalemme ultimo viaggio"(2009),"Kibbutz 3000"(2011),"Israele 2013"(2013),"Francesco in Terra Santa"(2014).Voci da Israele (2015)

Natale a Betlemme: crollo delle presenze

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - giovedì 24 dicembre 2015 ore 12:10

In Terra Santa l'ondata di disordini esplosa in autunno con l'Intifada dei coltelli, ennesimo capitolo del conflitto israelopalestinese, ha provocato un calo nell'affluenza turistica. A poche ore dal Natale a Betlemme, nella città culla del cristianesimo, aleggia un clima di sfiducia. Meno bus turistici, meno pellegrini affollano la Piazza della Mangiatoia e le strade addobbate a festa sono semideserte. Betlemme comunque si prepara alla tradizionale messa di mezzanotte nella chiesa di Santa Caterina, nel complesso della Natività, alla presenza delle autorità civili e religiose. Le violenze di questi mesi hanno dissuaso molti turisti dal viaggio di pellegrinaggio e le cancellazioni sono piovute a raffica. Solitamente Betlemme era da sempre considerata una destinazione sicura, “un'isola felice” incentrata suo malgrado su un turismo mordi e fuggi ma con una presenza costante, in particolare in questo periodo dell'anno. Anche l’appello lanciato da Fuad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme: "I pellegrini non dovrebbero aver paura di venire", è passato inascoltato.

“In questa stagione, abitualmente si registra una presenza vicina al 80-90 % dei posti letto disponibili, per il 2015 non ci sarà il pienone che ci aspettavamo.” Il giovane direttore generale della Camera di Commercio di Betlemme, Ala' Adili ci sciorina gli ultimi dati: gli alberghi su 4000 posti letto non hanno raggiunto nemmeno la metà delle prenotazioni. Il livello di disoccupazione alla fine del 2015 segna il 22,7 % (il 15% tra i neolaureati); il calo dell’attività economica e produttiva ha raggiunto il 35%, mentre l’export ad ottobre di quest’anno era poco inferiore ai 16milioni di dollari (un dato nettamente negativo rispetto alle previsioni). Betlemme, pur rimanendo la prima località turistica palestinese con circa 650mila visitatori (il 40% delle presenze turistiche di tutta la Palestina), segna quest’anno la punta più bassa per numero di visitatori dalla fine della Seconda Intifada.

Le celebrazioni per questo santo Natale procedono spedite secondo i piani, stiamo rispettando il programma. Attendiamo con gioia la visita del Patriarca. Tuttavia, dobbiamo registrare un drammatico calo di presenze internazionali e locali. Basta camminare per il centro e vedere molti locali vuoti. Le ricadute di questa crisi sono molto gravi.” Queste le parole di Vera Baboun, primo sindaco donna di Betlemme, cristiana e palestinese. “Stiamo attraversando una situazione anormale. Viviamo sotto occupazione, con un muro di separazione e con l'ampliamento degli insediamenti israeliani. Betlemme sta letteralmente soffocando.” Il tono della voce della Baboun è deciso, va dritta al centro del problema. “La nostra situazione non può essere considerata come una semplice normalità, è inaccettabile. Il 20% della popolazione di Betlemme sono giovani, senza una speranza di lavoro, un'opportunità di futuro. È una dimensione di scoramento sociale. La nostra gente è disperata, dovete ascoltare la loro voce. Quando cammino per strada le persone mi fermano, mi chiedono di fare qualcosa per loro, ma purtroppo non posso fare nulla per i miei cittadini. E la causa di questa condizione è la mancanza di una soluzione politica”. In Medioriente le comunità cristiane sono perseguitate, costrette alla fuga dall'integralismo islamico che dilaga nella regione, secoli di storia di relazioni e tradizioni calpestati. Durante la Seconda Intifada migliaia di famiglie cristiane hanno abbandonato Betlemme, prendendo la via delle Americhe. La maggioranza della popolazione nel luogo dove secondo la tradizione nacque Gesù è oggi di religione musulmana e in questi anni non sono mancati piccoli episodi di tensione tra le due comunità arabe. “Sono convinta che Betlemme possa rappresentare un esempio di integrazione e dialogo interreligioso per tutto il mondo. In fondo siamo tutti palestinesi, siamo sulla stessa barca, condividiamo le stesse sfide e sofferenze.” L'ufficio di Vera affaccia sulla piazza, la Natività è a poche centinaia di metri, mentre ci salutiamo augurandoci un buon Natale si sente risuonare, dal vicino minareto, la preghiera del muezzin. Le illuminazioni natalizie anche quest'anno hanno reso ancora più bella Betlemme, capitale, almeno per un giorno, della cristianità.

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