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martedì 22 agosto 2017

LA BIBLIOTECA DI BABELE — il Blog di Francesco Feola

Francesco Feola

Francesco Feola, cilentano di Ascea, da anni è emigrato a Pisa (per studio, per amore, raramente per soldi), dove si è laureato in Lingua e Letteratura Italiana, e dove ora è Dottorando di Ricerca in Studi Italianistici. Legge tanto e talvolta scrive qualcosa che lo soddisfa, strimpella una vecchia chitarra classica e come mentore di Pisa CoderDojo cerca di insegnare ai bambini a programmare.

​Tra un atto e l’altro:il diario di Virginia Woolf

di Francesco Feola - giovedì 06 ottobre 2016 ore 20:46

Devo dire che è stato destabilizzante leggere in poche settimane (vabbè, due mesi...) la vita di Virginia Woolf, o meglio i suoi ultimi ventidue anni e poco più: da gennaio 1918 agli inizi di marzo 1941.

Ti accorgi che in Diario di una scrittrice il tempo sta scorrendo troppo velocemente quando a una pagina Londra è in pieno inverno, fa freddo e diluvia, e qualche pagina dopo la signora Woolf si lamenta di un caldo eccessivo, e solo allora guardi la data e realizzi che sei già immerso nell’estate di Monk’s House.

La sua malattia avanza sempre più: in maniera sconvolgente per lei che ne scrive – talvolta diffusamente, quasi un’autoanalisi; talvolta lasciando intendere, reticente – e per me che ne leggevo. Quest’andamento ha tuttavia, credo, un effetto catartico, d’immedesimazione e distacco al contempo.

Sempre alle prese con i suoi romanzi (il più tormentato dei quali, ora lo so, è stato Gli anni), racconti, saggi e articoli. Puntualmente, dopo la pubblicazione di ciascun romanzo, teme l’insuccesso e prevede i duri colpi della critica. Puntualmente è elogiata quasi all’unanimità, e sollevata dalle sue ansie. Puntualmente giunge una recensione negativa che la deprime, anche se puntualmente cerca di autoconvincersi che nulla la sfiora, né critiche né elogi, citando John Keats. E puntualmente va avanti, seppur tra le tante difficoltà, tra emicranie invalidanti e crisi più o meno profonde. Registrando tutto nei suoi diari.

Man mano che leggevo, sentivo che Virginia cresceva, cambiava, maturava: la Virginia delle prime pagine non è affatto la stessa delle ultime, più vecchia, più stanca, più consapevole: di sé come scrittrice, del suo stile, del suo continuo, inesauribile, sperimentare; e tutto questo mentre, uno dopo l’altro, muoiono i suoi amici scrittori, come Lytton Strachey e Roger Fry.

Nel frattempo, mentre leggevo le ultime pagine, ho guardato il film  The Hours 2001), liberamente ispirato alla trama di Mrs. Dalloway, romanzo di Virginia Woolf pubblicato nel 1925, e ho ascoltato su YouTube la sua voce durante una trasmissione radiofonica per la BBC andata in onda il 29 aprile 1937, in cui parla dell’arte delle parole, così lasciandoci l’unica incredibile traccia audio che di lei sia sopravvissuta.

Combattuta tra due vite: quella dei suoi libri, e la vita reale. Tra un atto e l’altro (Between the Acts), come il suo ultimo romanzo, pubblicato nel 1941, poco dopo il suo suicidio. Dover passare drammaticamente dall’una all’altra vita senza mediazione alcuna doveva certo avere su di lei un effetto sconvolgente. Forse la vera causa che l’ha condotta a scrivere quella struggente lettera al marito Leonard, e poi a riempirsi le tasche di sassi in quell’ultimo 28 marzo...

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