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Cultura mercoledì 15 marzo 2017 ore 11:32

Svelato il mistero della zuppiera

Tra le donazioni per la Camera delle meraviglie del museo di storia naturale è stata trovata un'antica zuppiera. Le sue origini svelate da un esperto



CALCI — Mentre vuotava gli scatoloni delle donazioni per la Camera delle meraviglie, Massimo Del Grande, un operatore del museo di storia naturale, ha notato qualcosa di davvero insolito: una zuppiera di ceramica dalla foggia antica e dalla decorazione floreale.

Incuriosito, l’ha esaminata più da vicino, per scoprire che si trattava di un inedito assoluto: opera di un’azienda di ceramisti di nome A. Brancolini EC. Pisa, finora sconosciuta anche ai massimi esperti

Dopo approfondite ricerche è stato Giuseppe Favilli, appassionato di ceramica pisana, a svelare il mistero dell’identità della fabbrica, che ha più volte cambiato nome nel corso di una storia breve ma travagliata. Nata come Renzoni & C nel 1884, viene chiusa dopo nemmeno due anni a causa della morte di uno dei fondatori e l’abbandono degli altri due. Anche la rinascita, nel 1886, ha vita breve; la fabbrica viene rilevata da Giovanni Gucci con il nome di Gucci & co ma già dopo pochi mesi ceduta al famigerato Brancolini, assumendo la ragione sociale di A. Brancolini & co. La A. Brancolini & co resistette fino al 1892, anno in cui gli stabili dove aveva sede, in affitto dagli eredi di Renzoni, furono venduti per debiti. Questa sfortunata ditta ebbe comunque la possibilità, nel corso dei suoi effimeri trascorsi, di produrre autentici capolavori come quello del quale si è trovato traccia al museo e al quale, si spera, presto si aggiungeranno altri esemplari, per l’interesse di studiosi e appassionati.

Si sta ancora indagando su dove fosse collocata: si presume che potesse essere in San Michele, ma ancora non ci sono prove certe. Tramite la Camera di Commercio e gli enti preposti è stato ritrovato un articolo di un giornale del 1889, che tratta di una raccolta fondi per l’acquista di una lettiga da parte della Pubblica Assistenza di Pisa, per la quale A. Brancolini avrebbe donato cinque lire.



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