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lunedì 26 settembre 2016

Attualità martedì 08 marzo 2016 ore 15:00

Dalla ricerca pisana ecco il tatto bionico

Per la prima volta al mondo un amputato percepisce la differenza tra superfici lisce e rugose grazie a un dito artificiale

PISA — Da uno studio incrociato tra i ricercatori svizzeri e quelli italiani e svizzeri si accelera il percorso verso nuove protesi bioniche, potenziate con la capacità di restituire il tatto in tempo reale e in maniera del tutto simile alla percezione delle persone che non hanno subito amputazioni.

Per la prima volta al mondo una persona amputata, il danese Dennis Aabo Sørensen, ha riconosciuto la texture utilizzando un dito bionico connesso a elettrodi che gli sono stati impiantati sul braccio, sopra il moncone, in maniera chirurgica. Dennis Aabo Sørensen ha distinto le superfici ruvide rispetto a quelle lisce nel 96 per cento delle prove sperimentali. Il nuovo risultato è stato raggiunto da scienziati italiani dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne ed è stato descritto nell’articolo pubblicato oggi sulla rivista scientifica eLife, diretta dal premio Nobel Randy Schekman.

Alla ricerca hanno collaborato università di Pisa, Ircss San Raffaele Pisana, Università cattolica del Sacro Cuore, Università Campus Bio-Medico di Roma. La tecnologia per inviare la sofisticata informazione tattile è stata sviluppata dal professor Silvestro Micera e dal suo gruppo di ricerca presso École polytechnique fédérale de Lausanne, in Svizzera, e dall’Istituto di BioRobotica della scuola superiore Sant’Anna, con il ricercatore Calogero Oddo e il suo team.

Lo studio ha dimostrato come, per la prima volta al mondo, un amputato sia stato capace di percepire superfici lisce o rugose in tempo reale, con un dito artificiale connesso a elettrodi inseriti in maniera chirurgica nei nervi del braccio. Inoltre, anche i nervi di persone non amputate possono essere stimolati per percepire la rugosità, senza bisogno di intervento chirurgico: pertanto, la ricerca sul “tatto bionico” e sulla tecnologia da utilizzare nelle protesi può essere sviluppata in sicurezza anche nelle persone che possiedono l’arto, prima di passare dell’impianto chirurgico in persone amputate.

I nervi nel braccio di Sørensen sono stati connessi a un dito artificiale dotato di sensori.“Percepivo la stimolazione quasi come quella che avrei potuto sentire con la mia mano – dichiara Dennis Aabo Sørensen a proposito del dito artificiale connesso al suo moncone – e ancora sento la mia mano mancante, è come se avessi il pugno chiuso. Con il dito artificiale ho sentito le sensazioni sulla punta del dito indice della mia mano fantasma”.

“Questo studio unisce scienze di base e ingegneria applicata e fornisce evidenze aggiuntive dei contributi che la ricerca in neuroprotesica può dare al dibattito neuroscientifico, specificamente sui meccanismi neuronali del senso del tatto umano - sottolinea Calogero Oddo dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e primo autore della pubblicazione. - Dalle protesi bioniche – commenta Calogero Oddo - sarà anche traslato ad altre applicazioni come il tatto artificiale nella robotica per la chirurgia, per il soccorso e per il settore manifatturiero”.

 

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