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domenica 29 maggio 2016

Attualità lunedì 07 marzo 2016 ore 14:00

"Quel monumento va rimosso"

Dopo un appello dell'Anpi pisana Rossi scrive a Mattarella chiedendo la rimozione del sacrario dedicato a Rodolfo Graziani ad Affile (Roma)

FIRENZE — All'appello è seguita infatti una mozione che è stata approvata in Consiglio regionale. Così il governatore Enrico Rossi ha scritto al presidente Mattarella per chiedere la rimozione del monumento dedicato al maresciallo fascista dal parco di Radimonte ad Affile (Roma).

“L’appello del presidente Rossi al capo dello Stato -commenta la consigliera Pd Alessandra Nardini- mi rende orgogliosa per aver portato, insieme ai miei colleghi, la questione tra i banchi del Consiglio regionale. Il monumento al maresciallo fascista ad Affile è una questione che riguarda tutti: quello scempio deve essere rimosso. Costruito con fondi pubblici e collocato in area pubblica: una cosa grave. Che non deve creare un precedente”. Alessandra Nardini è la prima firmataria della mozione, sottoscritta anche da Antonio Mazzeo, Andrea Pieroni e da altri consiglieri regionali Pd, che chiedeva alla Giunta regionale di attivarsi affinché fosse rimosso il monumento.

“Non posso che essere soddisfatta per la lettera che il governatore Rossi ha inviato al presidente della Repubblica per chiedere la rimozione del mausoleo del fascista Rodolfo Graziani dal parco di Radimonte ad Affile (Roma) – continua Nardini - Una lettera che segue di poche settimane la mozione approvata in Consiglio regionale, nata grazie all’appello del Comitato pisano dell’Anpi e alla denuncia sporta dall’Anpi nazionale presso la Repubblica di Tivoli. Il presidente Rossi ha dimostrato sensibilità nei confronti di un episodio dannoso e offensivo per la memoria storica di questo Paese. Graziani è stato tra i più feroci esponenti della dittatura fascista. La Regione Toscana ha dimostrato ancora una volta di essere in prima fila nella difesa della memoria collettiva e di quanti hanno subito e sofferto le conseguenze del regime fascista”.

“Inoltre, l’atto che avevamo approvato in Consiglio si rivolgeva al Governo e al Parlamento anche per chiedere che fossero impedite intestazioni di vie e piazze delle nostre città a persone che hanno commesso reati contro lo Stato o crimini nel corso del periodo fascista – conclude Nardini - Una richiesta di buon senso e di civiltà, in difesa della storia, della memoria del Paese e delle nostre istituzioni”.

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