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​La sconfitta del Pisa che sa di vittoria

di - martedì 11 ottobre 2016 ore 00:19

Per la prima volta sento il bisogno di esulare dall’argomento di questo blog, che parla normalmente di libri e di letteratura, per scrivere le mie impressioni a caldo su un’altra delle mie passioni: il calcio (che poi, agli amici e colleghi intellettuali che storcono il naso ogni volta che provo a parlare loro di “pallone”, vorrei tanto far capire come non siano per nulla in contraddizione i termini calcio e cultura, semplicemente perché anche il calcio è cultura). E dunque, facciamo conto di aver ritrovato in quest’allucinante biblioteca di Babele un tomo sul mondo pallonaro.

Ad ogni modo, quanto successo durante l’ultima partita di lega B (io preferisco sempre dire serie B) che si è giocata domenica scorsa all’Arena Garibaldi tra Pisa e Spal mi ha dato l’ennesima dimostrazione, anche se non ce n’era affatto bisogno, di che tempra siano fatti i tifosi neroazzurri.

Io tifo Salernitana, che tra l’altro quest’anno condivide con il Pisa la serie cadetta (e il 29 ottobre ci sarà l’incontro di andata allo stadio Arechi di Salerno: inutile dirlo, vinca il migliore!), e la nostra tifoseria è ben nota, in tutta Italia e anche all’estero, per il calore con cui sostiene i colori granata, per le spettacolari coreografie, per i cori assordanti oltre il novantesimo...

Sapevo già che anche la tifoseria del Pisa non è certo da meno: sono stato all’impianto (che in effetti necessita di qualche lavoretto) di via Ugo Rindi proprio per un Pisa-Salernitana, serie B, stagione 2008-2009, finita peraltro a reti inviolate. In quell’occasione la curva nord fu uno spettacolo davvero emozionante, da mettere i brividi (e infatti, è da quando vivo a Pisa che auspico un gemellaggio).

Eppure, nella partita contro la Spal giocata domenica 9 ottobre, sono riusciti a dare un messaggio ancora più importante. Uno stadio semideserto ha visto perdere la squadra di casa, beffata al 40esimo del secondo tempo dal gol che è valso tre punti pesantissimi per gli estensi (che tra l’altro venivano da un’altra vittoria, a Ferrara, proprio ai danni della Salernitana: squadra davvero ostica!).

Ennesimo atto, ovviamente, della spiacevolissima tragicommedia societaria di questi mesi: da un lato la famiglia Petroni che ancora non paga gli stipendi (alcuni, mi pare di aver capito, arretrati addirittura dalla passata stagione); e dall’altro una tifoseria che passa ai fatti, e promette la messa in mora della società se non rispetterà la scadenza del pagamento degli stipendi entro il 16 ottobre. E che, in una partita così importante, con un Pisa che viene da cinque risultati utili consecutivi, e una Spal diretta concorrente, sceglie di disertare lo stadio: 400 persone sugli spalti, e 2mila fuori dal Romeo Anconetani (altri presidenti...), a sostenere comunque la squadra, e a soffrire ancora di più.

Ma la sconfitta maturata a pochi minuti dal termine della partita lancia secondo me un messaggio forte e chiaro, alla società, alla squadra, e a tutto il mondo del calcio: senza la carica dei tifosi nerazzurri su quei gradoni, così come di qualsiasi altra tifoseria, sempre lì a cantare a squarciagola, gli undici di Ringhio Gattuso giocheranno sempre con un handicap non indifferente; e come contro la Spal, al di là del valore espresso in campo dalle due squadre, potrà succedere che perdano ancora.

Perché, questo deve essere sempre chiaro (e anche Claudio Lotito, a Salerno, troppo spesso se ne dimentica), la forza di ogni squadra di calcio sono i tifosi, tanto che la dicitura “dodicesimo uomo in campo” sembra ormai obsoleta e riduttiva. La tifoseria di una squadra è quella squadra. La tifoseria del Pisa è il Pisa. E la sconfitta contro la Spal lo ha dimostrato chiaramente. Una sconfitta che per i tifosi credo abbia, proprio per questo, il sapore amaro di una necessaria vittoria.


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