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domenica 16 dicembre 2018

Cronaca sabato 01 marzo 2014 ore 17:21

Meno risorse e più poveri, Pisa ragiona di stato sociale

Il welfare che vorremmo e quello che verrà… attrezzarsi per il cambiamento è stato il tema del confronto ospitato dalla Provincia di Pisa



PISA — Il volontariato all'interno dello stato sociale. Mentre si riducono le risorse in circolo a causa della crisi e cresce l’area della povertà, se e come cambia il ruolo del sistema sociale se lo sono chiesto i partecipanti alla Giornata delle consulte provinciali.
Questa mattina nella sala consiliare della stessa provincia, c'erano anche il presidente della provincia di Pisa Andrea Pieroni e l’assessore Anna Romei e, per il Centro servizi volontariato Toscana, il presidente della delegazione di Pisa Marco Tongiorgi.
Ai lavori, sul Welfare che vorremmo e quello che verrà… attrezzarsi per il cambiamento, hanno portato il proprio contributo all’assessore comunale al sociale Sandra Capuzzi, della Società della Salute, delle organizzazioni dei pensionati, dell’associazionismo e, ovviamente, delle varie Consulte provinciali (delle persone anziane, delle dipendenze, dell’handicap, delle cooperative sociali, del volontariato), prime protagoniste dell’appuntamento odierno e chiamate in quest’occasione (nella prospettiva dell’imminente riordino dell’ente Provincia) anche a tracciare un bilancio conclusivo del loro operato e della loro esperienza.
“Il nostro welfare – dice l’assessore Romei – è chiamato a ridefinirsi, a trovare nuove formule di strutturazione, a saper ‘abitare i cambiamenti’, insomma”. In particolare, il confronto ha preso le mosse da un dato di fatto: il modello socio-assistenziale nazionale, mai riformato, sconta ancora le contraddizioni di un flusso di risorse provenienti da più fonti (Stato, Regioni, Comuni) ed erogate in forma prevalentemente monetaria, quindi inevitabilmente ridottesi (in tempi di ristrettezze) e spesso spese in modo non efficace, appunto per la sovrapposizione dei canali di distribuzione. Ne è emersa la necessità di un “secondo welfare”, non pubblico o quantomeno non obbligatorio e complementare al primo, costruito su un mix di programmi e investimenti sociali forniti da una vasta gamma di attori: aziende e sindacati, fondazioni, organismi del terzo settore e così via.
Il dibattito è stato animato da un parterre di relatori altamente qualificati: tra gli altri, Emanuele Ranci Ortigosa (direttore dell’Istituto per la ricerca sociale di Milano), i professori Matteo Villa e Rita Biancheri (Università di Pisa), Giorgio Banchieri (Università La Sapienza, di Roma), Paolo Santinello (Associazione “Nicholas Georgescu–Roegen” per la ‘decrescita felice’).



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