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domenica 19 maggio 2019

Attualità lunedì 12 settembre 2016 ore 10:30

Il referendum visto dall'esterno

Costituzionalisti e politologi stranieri che conoscono bene l’Italia si interrogano sulla revisione della "Carta". Sfide e conseguenze per il Paese



PISA — In autunno il popolo italiano sarà chiamato ad approvare una revisione capitale della Costituzione promulgata nel 1947, revisione iniziata da quasi due anni e oggetto di dibattiti e di confronti politici anche intensi. La scuola Sant’Anna vuole contribuire al dibattito guardando al referendum attraverso una prospettiva più distaccata, con una sorta di vista dall’esterno. Così sabato 17 settembre a partire dalle 9,30, l'aula magna della scuola ospiterà un dibattito sul tema che metterà a confronto quattro esperti costituzionalisti e politologi stranieri, che arriveranno dai paesi europei e dagli Stati Uniti.

L'incontro sarà strutturato intorno agli interventi di due costitutionalisti spagnoli (Luis Diez-Picazo e Carlos Closa) e di due politoligi, uno statunitense (Erik Jones, Johns Hopkins University), e uno francese (Marc Lazar, Sciences Po, Paris). Nella seconda parte della giornata si terrà la tavola rotonda, a cui parteciperanno tre giornaliste di altrettante testate italiane: Maria Teresa Meli (Corriere della Sera), Lina Palmerini (Il Sole 24 Ore), Anais Ginori (La Repubblica), per discutere delle sfide e delle conseguenze potenziali per l’Italia del referendum costituzionale.

“Al di là dei cambiamenti specifici - spiega Yves Mény, politologo francese e presidente della scuola superiore Sant’Anna– la riforma rovescia due pilastri della tradizione repubblicana italiana. Il primo è la rimozione di un primato mondiale di dubbio valore, cioè l’eguaglianza perfetta delle due Camere, sebbene queste siano elette con sistemi e corpi elettorali non perfettamente identici. Molti hanno visto in questa situazione ‘unica’ la causa principale della difficoltà di governare il Paese e di proporre e portare a buon fine dei progetti di medio e lungo termine”.

“L’altra rivoluzione - prosegue Yves Mény - è filosofica, culturale e procedurale. In Italia si è affermata l’idea che la democrazia si realizzi con il consenso, formale o no, di tutti o quasi tutti, quando, invece, la tradizione inglese promuove il principio maggioritario, secondo cui la volontà della maggioranza si impone alla minoranza. Dall’adozione della Costituzione repubblicana fino ad oggi il mito del consenso è stato prevalente. La riforma presente – conclude Yves Mény - rompe questo tabù e suscita polemiche violente”.



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