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venerdì 29 luglio 2016

Attualità mercoledì 03 febbraio 2016 ore 19:00

Camere di Commercio a rischio chiusura

Parla il Presidente dell'ente pisano sulle misure, previste dal decreto legislativo, che minacciano le funzioni camerali

PISA — Il Presidente della Camera di Commercio di Pisa, Valter Tamburini, attraverso una nota rivolta alla stampa e alla Prefettura di Pisa, esprime tutta la sua preoccupazione per l'annunciata riforma del sistema camerale così come delineata nella bozza di decreto legislativo circolata in questi giorni.

Il Decreto dovrebbe attuare la delega contenuta nella cd. Legge "Madia" per la riforma della P.A. e viene dopo la già prevista riduzione degli enti camerali da 105 a 60 e il taglio del diritto annuale a carico delle imprese e, dunque delle risorse a disposizione delle Camere, fino alla misura del 50%.

"La bozza di decreto attuativo fatta circolare prevede un taglio drastico a molte delle attuali funzioni delle Camere di Commercio" - spiega Tamburini - Tra queste:

"Il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese, destinato a supportare le piccole aziende che formano il tessuto portante della struttura produttiva del Paese.

Gli interventi di promozione dei prodotti tipici e tradizionali locali con businness matching, fiere ed eventi;

Gli interventi in materia di alternanza scuola-lavoro; il sostegno alle start up innovative a alla creazione di impresa; gli investimenti in materia di sicurezza ed innovazione, all'accesso al credito da parte delle PMI; il servizio fornito a imprese e a consumatori in materia di giustizia alternativa (conciliazione e arbitrato); il monitoraggio, lo studio e la diffusione dei dati economici dei territori.

Al taglio drastico di funzioni, farebbe riscontro un altrettanto drastico taglio del personale in servizio che raggiungerà la quota del 25% per le Camere coinvolte negli accorpamenti. Per Pisa, Camera che vanta indici assolutamente virtuosi nel panorama nazionale, con costi del personale inferiori al 20% dei costi correnti e interventi economici che, prima dell’avvio dei tagli ammontavano al 70% del diritto riscosso, significherebbe ulteriori tagli lineari al personale, già dimensionato in maniera corretta, grazie al blocco dei turnover e al contenimento dei costi."

"II personale delle Camere di Commercio è già stato oggetto di razionalizzazioni e si distingue per competenze e qualità del servizio, come dimostrano le indagini indipendenti che annualmente vengono svolte: tagli senza motivazioni, senza strategie ben definite che ricollochino le funzioni altrove, apriranno un lungo periodo di agonia, tagliando servizi e portando alla dispersione di competenze di personale qualificato", spiega ancora Tamburini.

"Eliminare servizi pubblici, apprezzati dalle imprese che ne fruiscono, finanziati da un Diritto annuale pagato dalle imprese stesse con poche decine di euro l’anno, per arrivare all’erogazione di servizi “Pay per use”, porterà una perdita secca per le imprese più piccole, ossatura del nostro sistema economico".

Ma Tamburini lascia aperte una porta:

"Apprezziamo che l'esame del decreto come circolato in questi giorni sia stato rinviato a data da destinarsi e auspichiamo che si trovino al più presto modi ed occasioni di ulteriore confronto per giungere ad una riforma che non sia punitiva o peggio ancora mediatica, ma che invece valorizzi l'ampio ventaglio di competenze e di servizi che le Camere di Commercio offrono alle imprese ed ai territori, peraltro senza gravare sul bilancio dello Stato".

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