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sabato 17 agosto 2019

Attualità sabato 17 marzo 2018 ore 14:30

Camp Darby, compensazioni amare per il Parco

Per far arrivare i treni direttamente nella base militare Usa saranno distrutti 8 ettari del Parco di San Rossore, che ne riceverà in cambio 17



PISA — Si dice soddisfatto il presidendente del Parco di Migliarino Massaciuccoli e San Rossore, Giovanni Maffei Cardellini, per aver richiesto e ottenuto compensazioni e opere di mitigazione in vista della realizzazione del collegamento ferroviario diretto fra la linea Tirrenica e l'interno della base militare statunitense di Camp Darby, da alcuni già ribattezzato "ferrovia della morte". Tanto che lo stesso Maffei Cardellini osserva: “Il Parco ha fatto il massimo", "ma resta un sapore amaro difficile da digerire".

Sono 17 gli ettari di habitat compensati rispetto ai quasi 8 coinvolti dagli interventi: 5727 sono gli alberi che vengono ripiantati contro i 937 abbattuti. 63 sono gli edifici demoliti con conseguente rinaturalizzazione di 9 ettari di terreni. Questi sono i dati principali che riguardano le compensazioni ambientali richieste e progettate a seguito della valutazione d’incidenza negativa effettuata dai tecnici del Parco, coadiuvati dal Comitato scientifico. Questi lavori rendono artificiali 7,63 ha di suolo (con la perdita di: 0,85 ha di Habitat prioritario, 4,95 ha di Habitat di interesse comunitario e 1,83 ha di altro suolo naturale) e causano disturbo nelle fasi di cantiere per una superficie stimata di 38 ha. 

L’infrastruttura ferroviaria, lunga circa 2,5 km, è costruita su un terrapieno di altezza variabile rispetto al suolo e taglia foreste periodicamente allagate e su foreste su rilievi paleodunali. I costi sono a carico del progetto finanziato dal Governo degli Stati Uniti d’America e assommano a € 1.860.643,63 per i lavori di restauro ecologico e a € 150.000,00 per i monitoraggi. L’individuazione delle aree da compensare è distribuita nella Zsc interna alla base di 16,86 ha distribuiti in 68 siti. 

"Le misure proposte - hanno spiegato dal Parco, in merito alle opere di mitigazione ottenute - sono atte a compensare alcuni di questi aspetti degradati come la frammentazione degli habitat naturali che è uno dei principali elementi critici della Zsc e assieme alle misure di mitigazione previste: contenimento delle popolazioni di ungulati (già in atto), la piantumazione di oltre 9000 tra alberi ed arbusti e la gestione delle acque superficiali (per evitare fenomeni di ulteriore frammentazione, salinizzazione o inquinamento) possono migliorare lo stato di conservazione della Zsc. Questo avviene anche con la demolizione di costruzioni, solette di cemento e strade asfaltate e con la ricostituzione delle lame, delle dune e dei popolamenti vegetazionali nelle zone restaurate".

Il Parco ha inotre ottenuto la sospensione dei lavori da tutto marzo a fine luglio, al fine di tutelare alcune specie animali protette, nonché la possibilità di verifiche periodiche ai cantieri e la relaizzazione sia di nuovi canali di drenaggio sia di due sottopassi per garantire gli spostamenti della piccola fauna.

“Dunque - ha commentato il presidente del Parco Mmsr, Giovanni Maffei Cardellini - abbiamo svolto il nostro ruolo nell’ambito delle competenze che ci sono state assegnate dal Comipar, il comitato che ha deciso l’intervento di Camp Darby. Siamo sicuri di averlo svolto bene e con coscienza, ma resta un sapore amaro difficile da digerire”.

“La decisione del Comipar di approvare un progetto di tale dimensione senza consultare in via preventiva e in modo più attento il Parco e gli altri enti territoriali, - ha proseguito nella sua analisi Maffei Cardellini - ci ha lasciati soli di fronte ad interventi complessi e di difficile gestione, anche nei confronti dell’opinione pubblica. Alla fine sembra rimasto solo il Parco a dovere rilasciare l’autorizzazione. Pare si sia raggiunto un primato di semplificazione se è stato sufficiente un semplice verbale per superare ogni previsione di pianificazione territoriale e per determinare un progetto di estrema complessità. Per tutti noi del Parco è risultato assai difficile capire il progetto e i vari interventi. È vero che la competenza della valutazione paesaggistica è stata affidata dal Comipar alla Sovrintendenza, che ha approvato prima di noi il progetto, ma la totale mancanza di elaborati architettonici e di disegni che evidenziassero l’inserimento nel contesto territoriale e paesaggistico delle opere, ha reso molto difficile una nostra valutazione degli effetti sulle vedute dai principali punti di vista e il conseguente impatto sulle aree boscate. Com’è facile immaginarsi, rispondere alle normative di sicurezza per uno dei più grandi depositi di armi d’Europa, ha significato progettare l’area di manovra degli esplosivi in un punto sufficientemente distante da non raggiungere, in caso di incidente esplosivo, abitati e luoghi dove vivono o lavorano le persone. Non si è potuto fare un tracciato più breve, ci è stato spiegato, si è dovuti arrivare nel cuore del bosco, dove trova la Lama di Leccio Torto e non può che tagliarla".

"Motivi generali di sicurezza, non tanto nazionale, quanto personale, rendono l’opera, ci è stato detto, necessaria e non rinviabile. E così la prendiamo – conclude il Presidente del Parco - Ma pensiamo anche di aver fatto un lavoro sulle rinaturalizzazione di significativa rilevanza: si pensi che al termine dell’intervento le aree nuovamente riportata al naturale, grazie alle demolizioni, è il doppio del terreno consumato dalla ferrovia e dal terminal logistico”.

Giovanni Maffei Cardellini, a questo punto, invita però a riflettere su quale sia il ruolo dei Parchi. "L’approvazione del progetto è l’occasione per chiedere che sia affrontato, dalla Regione e dallo Stato, in maniera rinnovata il tema dei Parchi - ha osservato in proposito -, dell’effettivo ruolo nel sistema ambientale e paesaggistico, le risorse da investire nel restauro e nella manutenzione del territorio e del patrimonio immobiliare. Il Parco non è una noia burocratica, come ci è stato fatto capire anche in questa occasione, per di più con la sensazione di essere forte con i deboli e debole con i forti. Nel nostro caso crediamo che si debba recuperare uno dei motivi fondamentali che portarono all’istituzione dei Parchi toscani: contribuire alla costruzione di un disegno economico diverso dalla fabbrica tradizionale in crisi e da un turismo che consuma risorse e territorio. Si ottiene in due modi: nel diffondere l’idea che il progetto non è tanto quello della trasformazione quanto quello della manutenzione; nel credere che il parco non è quello dei divieti ma quello dell’organizzazione che significa per Migliarino-San Rossore, realizzare il Parco delle Tenute e delle fattorie e il Parco delle acque”.

“Tutti hanno il diritto di vivere in un parco, nell’aria pulita, di passeggiare in un bosco per riflettere sui propri destini - è la riflessione amara del presidente del Parco -, non solo i miliardari o chi manovra gli esplosivi”.



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