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domenica 26 maggio 2019

Attualità martedì 06 giugno 2017 ore 11:45

La chiesa dei Cavalieri apre al pubblico

L'antica chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano

L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto "Chiese aperte" portato avanti dalla diocesi locale che prevede l'apertura anche di San Sisto



PISA — La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Così papa Francesco nella "Evangelii gaudium". E le nostre comunità come rispondono alla sollecitazione del Santo Padre?

A Pisa, in occasione del giugno pisano, è partito un progetto sperimentale di chiese aperte. Due chiese antichissime, la chiesa di Santo Stefano ai Cavalieri e quella di San Sisto in Cortevecchia, allungheranno i loro orari di apertura ben oltre il tempo destinato alle celebrazioni eucaristiche.

In particolare la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri resterà aperta ogni lunedì sera dalle ore 19 alle ore 23; ogni martedì e mercoledì dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19. Resteranno aperte le porte anche per la festa di San Ranieri: venerdì 16 giugno dalle ore 19 alle ore 23, sabato 17 e domenica 18 giugno dalle ore 15.30 alle ore 19.30.

Diversamente la chiesa di San Sisto in Cortevecchia resterà aperta ogni martedì e mercoledì dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19; ogni giovedì sera dalle ore 19 alle ore 23.

L’apertura e la sorveglianza delle due chiese saranno garantiti soprattutto da alcuni operatori e volontari dell’associazione Amici di Pisa, dell’istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano e della San Ranieri srl.

Dal prossimo inverno il progetto - annuncia don Francesco Barsotti, economo diocesano - dovrebbe coinvolgere altre chiese del territorio. Prevista la costituzione di un’associazione di volontari, che dovrebbero supportare parroco, diacono, laici impegnati di questa o quella comunità per garantire una apertura e una vigilanza «prolungata» delle case di Dio.

Ben sapendo che l’accoglienza in una chiesa o in una canonica di una persona non può limitarsi agli orari descritti in un cartello.



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