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mercoledì 19 giugno 2019

Attualità sabato 02 giugno 2018 ore 07:15

"Sono incappata in un pantano con l'Inps"

La storia, raccontata da una nostra lettrice, che si è trovata in difficoltà con l'ente previdenziale per una questione legata ad un rimborso



PISA — "Sono purtroppo incappata in un pantano con l'Inps" - racconta Nicoletta Raffo - "Nell'ottobre del 2017 ho ricevuto una lettera nella quale mi veniva chiesto di restituire circa 900 euro avuti per una disoccupazione che mi era stata erogata nel 2012. Si diceva nella missiva di recarmi nell'ufficio di piazza Guerrazzi di Pisa per avere maggiori delucidazioni. Mi sono recata l'indomani, ho presentato la questione in accettazione e mi hanno detto dove fare la fila". 

"Giunto il mio turno l'operatrice dello sportello mi ha detto che la lettera era vecchia, che non ne mandavano più di quel tipo, (l'avevo ricevuta il giorno prima) e che non c'era nessun referente per poter verificare quanto nella lettera si diceva. Per la signora la questione finiva lì. Io ho fatto presente che mi si chiedevano molti soldi per le mie magre tasche e che volevo capire a chi rivolgermi. La signora, molto scocciata ha iniziato a dettarmi un indirizzo di posta elettronica, sbagliandolo a più riprese e solo quando le ho chiesto di stamparmelo, sottolineando che trattandosi dell'unico modo per avere delle informazioni non si poteva essere così approssimativi, ha sempre con fastidio, esaudito la mia richiesta". 

"Ho scritto - continua il racconto - a quell'indirizzo diverse mail, senza mai avere risposta. Ho poi telefonato all'Inps nazionale, dove, dopo ore di attese, e scelta di preferenze diverse per parlare con l'operatore giusto, mi è stato dato un nuovo indirizzo di posta elettronica, al quale ho mandato un'altra mail che ovviamente è rimasta senza risposta. Ho quindi mobilitato il patronato che dopo circa due settimane mi ha fatto sapere che "probabilmente" i miei requisiti al momento dell'erogazione della richiesta non erano stati verificati. Mi sono recata nuovamente all'ufficio in piazza Guerrazzi, ritenendo quel "probabilmente" insufficiente a farmi pagare quel credito sulla fiducia". 

"Finalmente ho incontrato una dirigente che ha tempestivamente preso il mio numero di telefono dicendomi che mi avrebbe fatto chiamare. Trascorsa al massimo una settimana, un referente Inps mi ha difatti spiegato al telefono che nel 2015 vennero fatti dei controlli da Roma che avevano riscontrato che io, iscritta all'Enpap per quell'anno non avrei dovuto beneficiare della disoccupazione". 

"Poiché la mia fiducia nell'ente nel frattempo si è azzerata completamente, ho chiesto di poter visionare la mia domanda ed il bando per quell'anno, e mi è stato detto che sarei stata ricontattata al fine di visionare la documentazione. Dopodichè non ho avuto più notizie, sino a ieri. Giorno in cui mi è stata recapitata una lettera identica ( mi avevano detto che non le spedivano più così già un anno fa?!?). Tremando al pensiero di dover ricominciare la via Crucis mi sono diretta all'Inps dove mi sono state dette le stesse cose ed abbiamo fissato un appuntamento per lunedì."

"Ciò che trovo indecoroso di un'ente che rappresenta la parte dello Stato più vicina ai cittadini - è la considerazione finale - non solo è il pressappochismo con cui si accosta a farlo, ma la totale mancanza di una visione che semplifichi la vita e sia in grado di fornire risposte. La prima volta che sono stata lì un'anno fa, dopo aver ricevuto una lettera da parte dell'Inps stessa che mi indicava di recarmi presso quella sede a chiarire la mia posizione, l'operatrice al termine di una mattinata passata ad attendere il mio turno, se l'è presa con chi, mi aveva fatto fare la fila sapendo che nessuno avrebbe potuto darmi informazioni in merito alla lettera da me ricevuta; la seconda, comunicato che avevo inviato svariate pec per poter visionare la documentazione e chiedere chiarimenti (come indicato dall' unica soluzione offertami dal loro operatore allo sportello), mi è stato detto che la pec è lo strumento peggiore per comunicare con loro perchè ne hanno una unica ( ma come, la pec non è nata proprio per dare maggiore valenza alle comunicazioni veloci soprattutto con la pubblica amministrazione?).L'intero sistema oltre a farmi perdere tempo ed esasperarmi, ha mantenuto sempre l'atteggiamento di forza, poiché io avrei comunque dovuto pagare e a nessuno è importato o si è interessato del fatto che mi ritrovavo a pagare una cifra dopo 5 anni a causa di un errore non mio e che questa cosa avrebbe inciso enormemente sul mio precario equilibrio economico, dal momento che chi fa richiesta di disoccupazione certo non parte da una posizione di vantaggio economico.L'operatrice con cui parlai la prima volta, mi disse una cosa del tipo “ Vabbè che ci vuol fare, questa è l'Italia”. Vedete in particolare oggi voglio riportarla a chiunque leggerà questa lettera. In questa Italia, chi occupa posizioni di lavoro, come quelle in cui si chiedono indietro soldi a chi fatica ad arrivare in fondo al mese in realtà può fare moltissimo. Chi da informazioni e si interessa di darle corrette o che siano realmente risolutorie di un problema, sta svolgendo il suo lavoro, non sta facendo un piacere a un tizio che non conosce. La responsabilità di rendere migliore questa Italia è di tutti, non solo di alcuni. 

Poiché la confconsumatori mi ha fatto presente che per multare l'Inps o avere un risarcimento occorrerebbe avviare una causa legale lunga e con chissà quali magri risultati, si ritorna alla concezione per cui, poiché sono sempre i disgraziati come me ad incappare in questi gironi infernali, difficilmente potremo permetterci un avvocato che possa avviare un'azione contro di loro quindi l'Ente potrà continuare indisturbata ad occuparsi così malamente delle nostre questioni.Tuttavia almeno qui mi è concesso pretendere che vengano esplicitate le ragioni di una così disastrosa gestione delle informazioni in entrata e in uscita e di ricevere pubblicamente delle scuse, per il tempo che mi hanno fatto perdere per capire che fare, con la preoccupazione che il mancato pagamento venisse imputato a una mia negligenza piuttosto che alla loro inadeguatezza.

La mia sensazione in questa vicenda è stata di totale sbilanciamento di forze tra me e la pubblica amministrazione, per cui io non ho mai avuto modo di ottenere le risposte che cercavo e l'Inps non si è sentita in dovere di mettermi nella condizione di ottenerle".



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