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venerdì 19 ottobre 2018

Politica lunedì 11 giugno 2018 ore 14:18

Preferenze, due donne sono le più votate

Il Pd è il partito dove gli elettori hanno espresso più preferenze personali per i consiglieri, le più votate in assoluto sono due donne



PISA — Dopo candidati a sindaco e liste ecco le preferenze personali dei consiglieri. La palma della più votata va ad una donna, Benedetta Di Gaddo del Pd, con ben 435 preferenze personali, due in più rispetto alla collega Olivia Picchi. 

Restando nel Pd da segnalare le performances personali di Marco Biondi ( 398 ), Maria Scognamiglio ( 329 ), del capolista Giuliano Pizzanelli ( 317 ) e di Matteo Trapani ( 306 ).

Gli assessori uscenti Federico Eligi e Paolo Ghezzi primeggiano come candidati consiglieri nelle loro liste civiche "Riformisti" e "In lista per Pisa" e lo stesso fa Dario Danti, capolista in "Con Danti per Pisa". Tutti e tre sono oltre le 200 preferenze, così come nella lista "Una città in Comune" Marco Ricci e Tiziana Nadalutti.

Poche le preferenze espresse dagli elettori del M5s, tanto che il più votato, Alessandro Tolaini, ne ha meno di cento.

Nella Lega in due vanno sopra quota 250, Gianluca Gambini e Alessandro Gennai, seguiti da Alessandro Bargagna e Andrea Buscemi.

Un altro Buscemi, il fratello Riccardo, è il più votato in Forza Italia con 177 preferenze, seguito da Virginia Mancini.

Bene i due consiglieri comunali uscenti di Fratelli d'Italia Filippo Bedini e Maurizio Nerini rispettivamente a 274 e 143, con un'altra donna, Giulia Gambini, che prende 237 voti.

Davide Ricoveri, Salvatore Caruso e Cordelia Tramontana sfondano quota cento nelle liste collegate ad Antonio Veronese, così come Gino Mannocci in "Pisa nel Cuore".

Tra ottime, buone, discrete e scarse performances, da annotare che ci sono stati diversi candidati, soprattutto nelle liste minori, che hanno avuto anche zero voti.

Per conoscere la composizione del consiglio comunale bisognerà attendere l'esito del ballottaggio del 24 giugno. Lo schieramento vincitore avrà infatti il premio di maggioranza del 60 per cento, all'opposizione toccherà il resto.



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