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Attualità domenica 27 luglio 2014 ore 19:25

Le spiagge di ghiaia, guardando alla Concordia

Alberto di Pede dopo l'assemblea al Ctp 1: "Per Marina si poteva fare di più, consapevoli delle difficoltà ma anche di quell'operazione ciclopica"



PISA — Sulle spiagge di Marina non si fermano i lavori e neppure le proteste. Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Alberto di Pede, ambientalista e marinese. 

La polemica sulle spiagge di ghiaia non accenna a diminuire. Giovedì 17 luglio, durante una infuocata assemblea svoltasi al Ctp 1 di Marina di Pisa, sono emersi alcuni aspetti tecnici e strategici che meritano obiettivamente una seria analisi. 

Partendo dal presupposto che il sistema delle spiagge di ghiaia è in realtà un sistema anti erosione e che molte sono state già in origine da parte dei cittadini residenti le lamentele in seguito alla sua adozione, in quanto reputato anti estetico e poco funzionale, c'è da precisare che l'amministrazione provinciale è andata avanti senza tenere in alcun conto i pareri negativi, suscitando di fatto uno stato di malcontento generale ancor prima dell'inizio dei lavori. 

Ciò premesso va anche detto, a titolo di cronaca, che la realizzazione delle prime spiagge è stata effettuata in periodi lontani da quelli caldi per il turismo proprio per evitare disagi certi ai turisti e, conseguentemente, agli operatori economici della zona. Il cantiere in questione, al contrario, è partito con notevole ritardo a causa di non meglio precisati problemi imputabili - su diretta ammissione dello stesso ente - alla provincia stessa, ritardi che hanno causato notevoli danni al turismo, già penalizzato dalla crisi economica e dalle condizioni meteorologiche avverse. 

È comunque comprensibile che le amministrazioni pubbliche debbano tenere conto di numerose variabili durante lo svolgimento di lavori estremamente complessi come quelli in esame e che possano crearsi situazioni di difficile gestione. 

Ciononostante restano i dubbi a cui abbiamo accennato sopra e più nello specifico: i responsabili della Provincia hanno asserito che il cantiere è stato programmato fin dalla sua progettazione in questo periodo, in quanto il materiale sarebbe dovuto arrivare via mare proprio per evitare le centinaia (ma si è parlato addirittura di migliaia) di viaggi dei camion carichi di materiale per la costruzione delle spiagge, ma nessuno ha tenuto conto del fatto che, anche in questo periodo, sono frequenti condizioni meteo avverse, ottenendo come risultato il trasporto via terra che vede lunghe file di mezzi (fino a sei) in attesa sul lungomare, transito che oltretutto mette a durissima prova il manto stradale che mostra già segni di cedimento in alcuni tratti, per non parlare dei rumori fortissimi provocati dai mezzi meccanici che, ovviamente, disturbano pesantemente la quiete che ognuno di noi cerca durante le vacanze. 

Altra questione è quella evidenziata dalle foto e dai video realizzati da alcuni residenti che mostrano uno scarico estremamente "violento" del materiale in acqua, tale da sollevare un pulviscolo denso e una schiuma marrone che vanno alla deriva liberamente intorbidendo le acque anche in alcune zone non soggette ai lavori. 

Questo è un altro aspetto che "scalda" gli animi, in quanto i turisti non possono godere della bandiera blu, in effetti solo virtuale, almeno in questo caso, indipendentemente dal fatto che tali sostanze siano o meno innocue. La domanda che molti si pongono e che hanno girato a noi è: non era possibile impedire in qualche modo questa situazione? Ribadiamo che siamo consapevoli delle difficoltà che un'opera simile può generare, ma nell'anno in cui, proprio a pochi chilometri da noi, abbiamo visto attuare un'operazione ciclopica e unica al mondo come il recupero della Costa Concordia, ci chiediamo se non sarebbe stato possibile fare di più, o di meglio, o semplicemente parlare con la gente.

Alberto di Pede



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