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sabato 20 ottobre 2018

Cronaca mercoledì 04 ottobre 2017 ore 16:15

Soldi e omertà per trafficare carri armati

I trafficanti somali di veicoli militari smascherati dalla procura fiorentina usavano il codice 'Hawala' basato sull'anonimato per eludere le banche



FIRENZE — Quello che emerge dall'inchiesta della procura di Firenze che ha smascherato il traffico illecito di carri armati dismessi tra l'Italia e la Somalia per cui sono finite in carcere quattro persone e altre sedici sono indagate, è un sistema oscuro al di fuori di qualsiasi circuito finanziario e dunque del tutto invisibile. Alla radice di tutto c'è il codice 'Hawala' diffuso in Somalia come in buona parte dell'Africa e basato sulla fiducia personale e sull'anonimato, in altre parole un codice d'onore che attraverso una fitta rete di mediatori elude le banche e fa circolare quantità ingenti di denaro: nello specifico dell'inchiesta sui carri armati si parla di diverse decine di migliaia di euro

In questo modo i carri armati non più utilizzati ma non demilitarizzati erano esportati in modo illecito in Somalia. Spesso erano smontati pezzo per pezzo in modo da nascondere le dotazioni militari ancora presenti che di fatto li qualificavano come armamenti: torrette per il fuciliere, colori mimetizzanti, ruote antiproiettile. Il compito dei somali in Toscana era proprio quello di trovare i veicoli militari usciti dal parco macchine delle Forze Armate ma senza che le dotazioni utilizzabili in guerra fossero state eliminate. 

I componenti dell'organizzazione criminale hanno dunque contravvenuto all'embargo che vieta di esportare armi in Somalia e agito senza l'obbligatoria autorizzazione del Governo a vendere armamenti. Tutti e quattro gli arrestati sono residenti in Toscana e per loro l'accusa è di associazione a delinquere transnazionale per reati commessi non solo in Italia ma anche in altri Paesi. Se la Somalia infatti era la meta finale dei carri armati, i Paesi da cui la merce transitava erano il Belgio, la Svezia e gli Emirati Arabi. 

In carcere sono finiti quattro somali, un 38enne e un 33enne residenti a Montopoli Valdarno, un 33enne residente a Pontedera e un 37enne residente a Signa. Ai domiciliari è finito anche un 45enne italiano di Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa, titolare di un'officina in cui pare fossero fatti a pezzi i carri armati da imbarcare su container e navi diretti a Mogadiscio. 



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