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giovedì 24 gennaio 2019

Interviste mercoledì 02 novembre 2016 ore 11:30

Terremoto, il tallone d'Achille della Toscana

Parla Carlo Meletti, primo tecnologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Pisa e coordinatore del centro pericolosità sismica



PISA — Carlo Meletti è uno scienziato che studia i terremoti. Ha contribuito in prima persona alla realizzazione della mappa del rischio sismico in Italia, ( http://zonesismiche.mi.ingv.it ) e si batte per affermare con forza un principio, quello che nel nostro Paese manca ancora una "Cultura del terremoto". Recentemente col divulgatore scientifico Luca Lupi, di Pontedera, ha scritto un libro intitolato "Terremoti: origini, storie e segreti dei movimenti della terra".

Meletti, come è messa la Toscana dal punto di vista della pericolosità?

"Presenta una zona a rischio che è quella della dorsale appenninica. Lunigiana, Garfagnana, Mugello, Casentino, Valtiberina, sono aree ben individuate"

C'è una storicità di eventi?

"Esatto. Guardi le faccio solo un esempio. Il terremoto del 1920 in Garfagnana, che provocò centinaia di morti, ha avuto la stessa magnitudo di 6.5 di quello di qualche giorno fa di Norcia, considerato uno dei più violenti degli ultimi decenni".

E lo stesso è accaduto in altre parti della Toscana?

"Certo, nel secolo scorso abbiamo assistito a vari sismi, di particolare rilevanza, nelle zone che le ho indicato. E consideri, sempre per fare un esempio, di come un terremoto in Mugello potrebbe avere effetti su una città vicina come Firenze, capoluogo della regione e capitale artistica"

Una domanda che le avranno fatto mille volte in questi giorni. Ma è possibile prevedere i sismi?

"Come studiosi possiamo indicare la probabilità e il rischio. Mi spiego meglio: noi conosciamo la storia e la geologia di una zona. Sappiamo dove sono le faglie e quanti terremoti ci sono stati nel tempo. Da lì possiamo fare proiezioni in avanti nel tempo, di tipo probabilistico e definire la pericolosità sismica di un'area rispetto ad un'altra"

Dopodichè che succede?

"Ci sono le normative per le costruzioni che indicano la classificazione e la pericolosità. Ma questo vale soprattutto per il nuovo"

E per il resto delle abitazioni?

"Laddove viene individuata un'area a rischio sismico bisognerebbe intervenire per mettere in sicurezza, magari usando modelli di incentivazione fiscale"

Cosa manca in Italia?

"Quella che noi definiamo la cultura del terremoto, la percezione di potere essere sicuri in casa anche quando si verificano eventi catastrofici. Gli esempi del Giappone e di altri paesi ci dovrebbero insegnare".



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