Politica

Assunzioni in Pisamo, scatta la polemica

Bruni contesta il tipo di contratto offerto e mette in risalto l'opportunità dell'assunzione: "Non è detto che Pisamo mantenga queste funzioni"

Il consigliere Enrico Bruni

Dubbi sulla convenienza, amministrativa e, in parte, anche politica. Sono quelli del consigliere Enrico Bruni, del Partito Democratico, che punta il dito contro l'ultimo bando aperto da Pisamo, la società in house del Comune di Pisa che, nei mesi scorsi, è stata profondamente riformata con l'obiettivo di gestire anche le attività culturali della città.

"Dal passaggio da un amministratore unico a un Consiglio di amministrazione fino a cinque componenti, fino alla creazione di nuovi posti di lavoro, l’operazione di riforma dello statuto non sta offrendo, a oggi, elementi sufficienti a confermare la tesi avanzata dall’amministrazione - ha detto Bruni - ovvero, che si trattasse di un intervento capace di produrre un salto di qualità nelle attività culturali della città. Al contrario, ciò che emerge con maggiore evidenza è un incremento delle assunzioni veicolate attraverso una società partecipata".

Nello specifico, Bruni fa riferimento al bando per l'assunzione di un addetto stampa, lanciato a Giugno scorso. "Una scelta che solleva più di una perplessità, considerando che è trascorso poco più di un anno da quando la partecipata ha assunto nuove funzioni - ha aggiunto - che non si sono ancora pienamente consolidate e che, soprattutto, non presentano alcuna garanzia di permanenza nel tempo".

"La riforma di Pisamo è stata una scelta politica della Giunta Conti e come tale non può essere considerata necessariamente definitiva: nessuno può assicurare che tra due, tre o cinque anni la gestione degli eventi culturali resterà in capo a questa partecipata - ha specificato - un questo contesto, pur trattandosi di una decisione pienamente legittima e priva di irregolarità, bandire un posto a tempo indeterminato strettamente legato a queste nuove mansioni appare una scelta poco lungimirante".

Infine, Bruni evidenzia anche l'opportunità dell'assunzione disposta dall'esito del bando. "Non c’è nulla di illecito ed è giusto ribadirlo con chiarezza - ha concluso - il concorso è stato vinto, tra otto concorrenti, da Francesca Petrucci, sorella del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Diego Petrucci, il più votato nel nostro collegio. Un fatto che, preso singolarmente, non costituisce di per sé un’anomalia, ma che assume un rilievo politico sul piano dell’opportunità. Chi ha un legame familiare diretto con uno dei principali esponenti del partito di maggioranza avrebbe potuto valutare con maggiore cautela la partecipazione a un concorso di una società partecipata comunale".