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Pesenti, l'occupazione lampo è già finita

Il confronto con dirigente e Provincia chiude la protesta. Gli occupanti spiegano le richieste su trasporti, auditorium, autogestione e fondi pubblici

Si è conclusa nella mattinata di oggi l’occupazione lampo dell’Istituto Pesenti di Cascina. Dopo alcune ore di confronto, i sette-otto studenti protagonisti della protesta hanno lasciato l’edificio e da martedì 27 Ottobre le lezioni riprenderanno regolarmente.

La vicenda era iniziata durante la notte. L’allarme dell’istituto era scattato intorno alle 4.40, facendo intervenire prima il personale della vigilanza privata e successivamente due pattuglie dei Carabinieri. Al loro arrivo, studenti e personale scolastico avevano trovato gli ingressi bloccati con sedie e altri arredi, mentre all’esterno erano comparsi cartelloni e striscioni.

In mattinata la dirigente scolastica Carmen Savino ha lavorato per arrivare alla liberazione dell’edificio attraverso il confronto. Al Pesenti è arrivato anche il presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Angori, che ha incontrato direttamente gli occupanti e ascoltato le loro richieste. La concertazione si è conclusa con un accordo e con l’uscita dei ragazzi dalla scuola senza conseguenze per loro.

Dopo la conclusione dell’occupazione sono iniziate le verifiche all’interno dell’edificio per controllare le condizioni dei locali e accertare l’eventuale presenza di danni. L’attività didattica, sospesa per l’intera giornata di lunedì, ripartirà regolarmente martedì.

Ma dietro l’occupazione c’è anche un documento di tre pagine diffuso dagli stessi studenti, nel quale vengono spiegate nel dettaglio le ragioni della protesta. I temi sono quattro: il costo dei trasporti, il recupero dell’auditorium della scuola, la richiesta di giornate di autogestione o cogestione e una critica alle scelte sui finanziamenti destinati a istruzione e sanità rispetto alle spese militari.

Gli studenti spiegano anzitutto di aver voluto dare alla protesta una motivazione precisa.

“Quest'anno abbiamo deciso di occupare la scuola non per i soliti motivi che vanno ‘di moda’ e che spesso vengono utilizzati come pretesto per occupare, ma per portare avanti delle proteste che noi occupanti riteniamo giuste e necessarie. La nostra intenzione non è quella di creare disagi inutili o di perdere semplicemente giorni di scuola, ma di dare voce a problematiche che da tempo vengono sollevate e che, a nostro parere, non hanno mai ricevuto l'attenzione che meritano”.

Una delle questioni riguarda il costo degli spostamenti, dalla benzina ai mezzi pubblici. Nel documento gli occupanti sostengono che l’aumento dei prezzi pesi in modo particolare sugli studenti e sulle loro famiglie.

“Il primo tema che vogliamo affrontare riguarda il prezzo della benzina e, più in generale, il costo dei trasporti. È una questione che riguarda tutti, studenti e famiglie, perché spostarsi ogni giorno per andare a scuola, al lavoro o per qualsiasi altra necessità sta diventando sempre più costoso. Siamo arrivati a una situazione critica, in cui il prezzo della benzina ha raggiunto livelli molto elevati e le conseguenze si fanno sentire anche sul costo dei mezzi di trasporto pubblici e privati. Basti pensare a chi utilizza il proprio mezzo per venire a scuola: se prima, con 10 euro di benzina, riusciva magari a coprire gli spostamenti di un'intera settimana, oggi, con prezzi che arrivano a superare i 2 euro al litro, la stessa cifra può bastare a malapena per metà settimana oppure i prezzi dei mezzi pubblici che si sono incrementati notevolmente ma come sempre hanno fatto, continuano a creare disagi per ritardi o cancellazioni. Tutto questo pesa sulle famiglie e soprattutto su chi, come molti studenti, non ha ancora un'indipendenza economica e dipende dai propri genitori per gli spostamenti quotidiani. Andare a scuola dovrebbe essere un diritto accessibile a tutti, non un costo sempre più difficile da sostenere. Per questo riteniamo importante portare l'attenzione anche su questo problema, che troppo spesso viene sottovalutato nonostante incida concretamente sulla vita di tutti i giorni”.

C’è poi una questione tutta interna al Pesenti: quella dell’auditorium, che gli studenti chiedono di recuperare e rendere nuovamente utilizzabile.

“Il secondo tema riguarda l'auditorium della nostra scuola. Siamo stanchi di parlarne senza vedere cambiamenti concreti e di avere la sensazione che le nostre richieste non vengano ascoltate. Ci troviamo davanti a uno spazio molto grande, che potrebbe essere utilizzato per tantissime attività utili agli studenti, ma che viene lasciato inutilizzato e ridotto, di fatto, a una sorta di magazzino. Una situazione che riteniamo inaccettabile, anche considerando le possibili problematiche legate alla sicurezza e alla gestione di quello spazio”.

Tra le proposte avanzate ci sono la realizzazione di un bar scolastico, uno spazio di ritrovo e altre attività rivolte agli studenti. Nel documento viene richiamato anche il caso della nuova palestra, realizzata dopo un percorso durato circa tre anni, come esempio della possibilità di intervenire sugli spazi dell’istituto.

Altro punto è la richiesta di poter organizzare autogestione e cogestione, tema già sollevato in passato.

“Ci sembra assurdo che, mentre in diverse scuole della provincia di Pisa gli studenti riescono a organizzare giornate di autogestione, nel nostro istituto non si riesca nemmeno a ottenere una cogestione. Abbiamo avuto modo di vedere personalmente come funzionano queste iniziative in altri istituti: gli studenti possono proporre attività, partecipare a incontri, confrontarsi su argomenti di loro interesse e organizzare momenti diversi dalle normali lezioni, sempre nel rispetto delle regole e della sicurezza. Non stiamo chiedendo di fare quello che vogliamo senza alcun limite, ma di avere la possibilità di prenderci delle responsabilità, organizzarci e partecipare attivamente alla vita della scuola”.

Gli studenti chiedono in particolare tre giornate dedicate ad attività alternative alla didattica tradizionale, considerate anche come un’occasione per sviluppare interessi, confronto e partecipazione alla vita dell’istituto.

La protesta si allarga infine alle politiche nazionali e alle risorse destinate ai servizi pubblici.

“Un ulteriore tema riguarda i tagli ai finanziamenti destinati alla sanità e all'istruzione, soprattutto quando si parla di risorse impiegate per finanziare le guerre. Riteniamo inaccettabile che settori fondamentali per il futuro delle persone, come la scuola e la sanità, rischino di non ricevere le risorse necessarie, mentre vengono destinate ingenti somme agli armamenti e ai conflitti. Per noi, investire nell'istruzione significa investire nelle nuove generazioni, offrendo ai giovani strumenti, opportunità e prospettive per costruirsi un futuro. Allo stesso modo, una sanità accessibile ed efficiente è fondamentale per garantire dignità e sicurezza a tutti i cittadini”.

Nel comunicato gli occupanti avevano anche chiarito la volontà di evitare danni alla scuola, limitando inizialmente l’accesso all’edificio e dichiarandosi pronti ad assumersi eventuali responsabilità per danni riconducibili direttamente a loro.

“Non stiamo occupando per perdere giorni di lezione o per creare problemi, ma perché crediamo che alcune questioni meritino finalmente attenzione. Vogliamo essere ascoltati, vogliamo risposte concrete e vogliamo dimostrare che anche noi studenti possiamo interessarci attivamente a ciò che non funziona e impegnarci per cambiarlo.

La nostra protesta non nasce dalla voglia di distruggere, ma dalla volontà di ottenere un cambiamento. Chiediamo di essere ascoltati, non ignorati ancora una volta”.

Il confronto della mattinata ha quindi chiuso l’occupazione, ma le questioni sollevate dagli studenti restano adesso sul tavolo della scuola e della Provincia.