C'è chi lotta per la vita e chi invece lotta per salire di livello. Sembrerà strano, ma forse la pressione di questa partita è tutta per il Como. Lo si percepisce da come Fabregas ha presentato il match, come vedremo, ma anche come lo stesso tecnico abbia tenuto tutti sulla corda, arrivando a "minacciare", si fa per dire, i suoi ragazzi nel caso in cui volessero parlare di Champions League. E' vero, il Como è lanciato, è squadra organizzata e in fiducia, che sta attraversando uno dei momenti migliori della stagione, ed è sicuramente la squadra più in forma del momento, avendo ottenuto 13 punti su 15 disponibili negli ultimi cinque match. I nerazzurri invece hanno rivisto la vittoria col Cagliari, ma dovranno fare i conti con diverse assenze, tra squalifiche e problemi fisici, che incidono soprattutto nella zona centrale del campo. Hiljemark va verso la conferma del suo sistema, adattando però gli uomini disponibili. Il Como invece si presenta con continuità di gioco e interpreti, forte di un’identità ormai consolidata. La partita si giocherà anche su questo equilibrio: da una parte stabilità e fiducia, dall’altra necessità e voglia di reagire. Chi vincerà? Intanto vediamo come arrivano le due squadre nel concreto a questo appuntamento.
Un Como in fiducia. I lariani hanno ormai cambiato status in questo campionato: da rivelazione a squadra consolidata. Lo confermano i risultati recenti, con una serie di vittorie consecutive e un percorso importante anche in Coppa Italia, dove ha tenuto testa all’Inter nella semifinale d’andata. Alla base c’è il lavoro di Cesc Fabregas, che ha saputo valorizzare un organico costruito con investimenti importanti della proprietà Hartono, puntando su giovani di qualità già pronti per la Serie A. La squadra scenderà in campo anche con una motivazione in più, nel ricordo di Michael Hartono, scomparso nei giorni scorsi. Dal punto di vista tattico si va verso il consueto 4-2-3-1, con elementi di spicco come Nico Paz tra le linee, Douvikas in avanti e Da Cunha a guidare il centrocampo, ultimo rimasto del gruppo che ha accompagnato la scalata del club negli ultimi anni. Così Fabregras ha presentato il match, “Paura no, però tantissimo rispetto. Ne abbiamo parlato tra di noi, è una partita importantissima, molto diversa dalle ultime e va presa con tantissima attenzione perché stanno lottando per la loro vita con la speranza di salvarsi. Hanno fatto molto bene contro il Cagliari anche in dieci, quindi è una squadra viva che non molla. Dobbiamo iniziare forte come sempre, con la giusta fame e qualità. Dovremo fare una grandissima partita“.
Un Pisa "monco", ma ritrovato. La vittoria ha ridato ossigeno all'ambiente e alla squadra, dopo che psicologicamente questi quattro mesi di digiuno avevano portato a tanta fibrillazione in città. La classifica resta però severa: nove punti da recuperare sulla zona salvezza, con nove partite ancora da giocare. Un margine che lascia poco spazio agli errori, ma che non ha spento del tutto la convinzione interna del gruppo di potersela ancora giocare. Il tecnico Oscar Hiljemark deve rinunciare ai soliti tanti assenti. Dai lungodegenti Denoon e Scuffet, passando per gli squalificati Aebischer e Durosinmi, per non parlare dell'infortunio di Marin e delle defezioni di Cuadrado e Vural, anch'essi out. In ogni caso, le assenze, specialmente a centrocampo, costringono l’allenatore a ridisegnare l’assetto senza snaturarlo. L’idea resta quella vista nelle ultime uscite, con una struttura a tre dietro e un centrocampo dinamico, ma con interpreti adattati. Tra i pali ci sarà ancora Nicolas, diventato una soluzione obbligata ma anche affidabile in questo momento. Davanti a lui la linea difensiva dovrebbe essere composta da Canestrelli e Caracciolo, con Calabresi pronto a stringere i denti nonostante i problemi alla spalla. La sua presenza resta da valutare fino all’ultimo, ma lo staff conta di recuperarlo almeno per partire. Sulle corsie laterali si va verso la conferma di Angori a sinistra, mentre a destra resta aperto il confronto e il ballottaggio tra Leris e Touré. È un ruolo chiave, soprattutto contro una squadra come il Como che spinge molto sugli esterni. Il vero nodo resta il centrocampo. Hojholt è l’unico punto fermo, per conoscenza del sistema e affidabilità. Attorno a lui ruotano le scelte: Tramoni è in crescita e può essere utilizzato da mezzala con libertà di movimento, mentre uno tra Loyola e Akinsanmiro è destinato a completare il reparto, col cileno favorito. Non si escludono soluzioni ibride, anche senza un riferimento fisso, per cercare di reggere l’urto e allo stesso tempo avere qualità nelle transizioni. In attacco, senza Durosinmi, si va verso un reparto più leggero e mobile. Moreo resta il riferimento offensivo, sia per lavoro sporco che per leadership, mentre Stojilkovic è il candidato principale per affiancarlo dal primo minuto. Meister rappresenta l’alternativa, soprattutto a gara in corso, ma negli ultimi giorni sono salite anche le sue quotazioni. Non è escluso che, in alcuni momenti, il Pisa possa anche rinunciare a una punta pura per aumentare densità tra le linee. Per il resto saranno 150 circa i tifosi nerazzurri presenti al Sinigaglia.
LE PROBABILI FORMAZIONI DI COMO-PISA
COMO (4-2-3-1): Butez; Smolcic, Ramon, Kempf, Valle; Perrone, Da Cunha; Vojvoda, Nico Paz, Baturina; Douvikas. All. Fabregas
PISA (3-5-2): Nicolas; Calabresi, Caracciolo, Canestrelli; Leris, Loyola, Hojholt, Tramoni; Moreo, Stojilkovic. All. Hiljemark