Il cromo esavalente trovato in alcuni pozzi nella zona di Ceppaiano, nel Comune di Crespina Lorenzana, riporta al centro il caso Keu. A intervenire è Legambiente Valdera, che in una nota parla di una contaminazione "non nuova" e richiama le istituzioni alle proprie responsabilità.
Secondo l’associazione, il cromo sarebbe arrivato in falda "con grande pericolo per salute delle persone e dell’ambiente". Nel comunicato viene ricordato quanto Arpat aveva dichiarato nel 2021, quando i campionamenti effettuati dal Ctu della Procura avevano evidenziato "similitudini del materiale con gli altri siti di spandimento KEU/Lerose con spiccata presenza di cromo totale oltre le CSC (concentrazioni soglia di concentrazione) e superamento delle CSC per altri parametri (metalli e idrocarburi)".
Legambiente Valdera ha poi richiamato anche i test di cessione, che "evidenziavano un importante rilascio di cromo totale". Da qui la critica ai Comuni e alla gestione degli ultimi anni: "Se i sindaci di Crespina-Lorenzana, di ieri e di oggi, volevano avere notizie, probabilmente avevano gli strumenti per farlo; non si può sentire ora che non si sa da dove viene il cromo".
Nel comunicato si torna anche all’Aprile 2021, quando si conclusero le indagini sulla dispersione del Keu in tredici siti, molti dei quali in provincia di Pisa. Legambiente ha ricordato di aver chiesto fin dall’inizio la bonifica dei luoghi contaminati, sostenendo però che in questi anni si siano susseguiti soprattutto passaggi formali, tavoli tecnici, conferenze dei servizi, delibere e annunci.
"Questo sistema è andato avanti per cinque anni e di bonifica ne abbiamo visto solo una: quella del sito dell’aeroporto militare di Pisa, realizzata dal Ministero della difesa a settembre 2021, perché ospita una delle torri radar dell’aeroporto civile e si sarebbe fermato il traffico del Galilei", ha scritto il direttivo.
Per l’associazione, il punto resta ambientale e sanitario. "Ma i veleni nel terreno e nei pozzi non li ha tolti nessuno", ha sottolineato Legambiente, ricordando che i rinvii a giudizio rimasti a carico di molti indagati dimostrano, secondo il direttivo, la permanenza di possibili reati ambientali gravi.
Nel documento viene citato anche lo studio commissionato dalla Regione Toscana ad Arpat e coordinato dal professor Petrini di Scienze della Terra. Secondo quanto riportato, il Keu all’uscita dall’impianto presentava CR+6 in quantità non rilevabili, ma con la presenza di CR+3 si era osservato che "in presenza di umidità elevata e in presenza di ossigeno, questo subisce trasformazioni con produzione di cromo esavalente nella sua struttura".
"Il cromo esavalente è cancerogeno accertato", ha ricordato Legambiente Valdera, sostenendo che quello studio non sia diventato davvero una guida per le istituzioni regionali e locali.
La chiusura è dura. "Ci meravigliamo della superficialità e dell’incoscienza con le quali si sono affrontati questi inquinamenti negli anni da parte della Regione e dei Comuni", ha scritto il direttivo, che si è detto disponibile a fornire chiarimenti ai cittadini