A guardare la pedana del Club Scherma Pisa "Antonio Di Ciolo", si ha l'impressione che la geografia si sia rimpicciolita. O forse, che Pisa sia diventata il centro di gravità permanente della scherma mondiale. Nata dall'eredità del grande Maestro Antonio, la scuola Di Ciolo ha ormai superato da tempo i confini nazionali per abbracciare una dimensione autenticamente globale. Ne parliamo con il Maestro Enrico Di Ciolo, che per Qui News Pisa abbiamo raggiunto telefonicamente a Kuala Lumpur. Con orgoglio – e una punta di sana e giustificata vanità – ci guida dentro una rete che unisce la Toscana al resto del Mondo, passando per Melbourne e Parigi.
Maestro Di Ciolo, partiamo da una fotografia del presente. State allenando tanti talenti che arrivano da tutto il mondo?
"Se oggi qualcuno entra in palestra, trova un'atleta di Singapore, una della Malesia, uno da Brisbane, uno dalla Georgia, oltre a Cris Portas e un'atleta guatemalteca che vive negli Stati Uniti e che è venuta appositamente a Pisa solo per allenarsi. Ormai la nostra è una famiglia senza confini".
Una famiglia che si muove anche sul campo.
"Esatto. C'è un continuo interscambio. In questo momento, il maestro Giovanni Leccese, un giovane e bravissimo istruttore della nostra scuola, sta lavorando per un mese a Melbourne presso il "Cross Sword Fencing", un club con noi gemellato. Contemporaneamente, io e il maestro Riccardo Bardine – che è titolare del Circolo Scherma La Spezia, una realtà integrata nella nostra scuola – siamo in Malesia per formare i nostri allievi stranieri. Da metà agosto a metà ottobre tornerò a Melbourne, dandoci il cambio proprio con Leccese. È una macchina sempre in movimento"
Questo legame con la Malesia, in particolare, ha radici profonde. Com'è nato?
"È una storia bellissima che dura da diciassette anni. Tutto è iniziato con Joshua Koh. Sapeva di noi perché un altro schermidore australiano, incontrato ai Giochi Asiatici, gli aveva fatto il mio nome, consigliato a sua volta dai miei primi allievi di sciabola. Joshua venne a Pisa 17 anni fa e, da allora, per tutta la sua carriera ha fatto la spola: mesi a Pisa e mesi a Kuala Lumpur. Oggi ha smesso di tirare, è diventato insegnante e ha aperto una sua scuola a Kuala Lumpur, dove si insegna il nostro metodo".
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Viene da fare anche una considerazione e, forse, anche una provocazione. Da un lato come sia stato possibile costruire una rete così fitta e resistente nel tempo. Dall'altro tutto questo esportare la scuola pisana nel mondo, questo formare maestri che poi allenano nazioni concorrenti, non rischia alla fine di impoverire la realtà pisana e, per esteso, questa grande tradizione nostrana?
"Il segreto sta nel fatto che non abbiamo mai avuto un contratto di esclusiva con la federazione, nonostante gli ottimi rapporti. Questo ci ha dato la libertà di esportare liberamente un metodo, portando la scuola pisana nel mondo. Negli anni abbiamo costruito una rete solidissima con gli atleti stranieri che venivano da noi a prepararsi. Finita la carriera in pedana, molti si sono trasformati in maestri, portando il nostro approccio metodologico nei loro paesi d'origine. Abbiamo creato una grande squadra globale. Secondo me non c'è impoverimento, c'è contaminazione positiva. La nostra forza non sta nel custodire un segreto sotto chiave, ma nella vitalità del nostro approccio metodologico. Quando i nostri allievi vanno all'estero, o quando i grandi maestri stranieri collaborano con noi, la scuola di Pisa si arricchisce di nuove esperienze, stimoli e prestigio. Collaboriamo con insegnanti e amici "contaminati" che sentono questo approccio come loro. C'è un rapporto strettissimo nei camp estivi e invernali, portati avanti anche dagli storici allievi di mio padre. Esportare il metodo significa far crescere il livello globale e, di riflesso, mantenere altissima l'asticella anche a casa nostra".
Ci fa qualche esempio di questa "geografia Di Ciolo"?
"Ormai da più di vent'anni formiamo Lorenzo Mazzà, il Commissario Tecnico delle nazionali giovanili ungheresi. Dal 2012 andiamo regolarmente in Australia da Angelo Santangelo, Elli Welling, Bill Ronald e Ted Elliot. A Oulu, in Finlandia, c'è lo spagnolo Javier Menendez, olimpionico a Pechino 2008. In Francia abbiamo un gemellaggio storico con il grande maestro Stephane Jouvè a Epinal e collaboriamo strettamente con il circolo di Aix en Provence. Per non parlare del fatto che ci si ritrova da avversari ma con la stessa matrice: Simone Piccini si è ritrovato ad allenare la Francia ai campionati mondiali, mentre io siedo sulla panchina della nazionale finlandese".
Anche la collaborazioni con le realtà locali extrapisane è così florida?
"Sì, abbiamo già parlato di La Spezia, ma è uno degli altri esempi. Ad esempio abbiamo un ottimo rapporto con il Fides di Livorno, storico circolo, attualmente il circolo sportivo più medagliato al mondo, grazie al fatto che oggi insegnano Giuseppe Pierucci e Nicola Zanotti. Il primo fu allievo di mio padre Antonio e il secondo è stato il primo allievo di un’altra società che ho allenato come preparatore atletico"
Guardiamo ancora più avanti. Lei prima o poi andrà in pensione. Cosa ci sarà "dopo Di Ciolo"? Quando lei non ci sarà più alla guida, chi raccoglierà questo testimone così importante?
"A parte Simone Piccini, che è una colonna, stiamo costruendo e strutturando una vera e propria scuola che possa camminare sulle sue gambe. Il mio auspicio, la mia speranza profonda, è che tutto questo prosegua grazie ai nostri collaboratori il più tardi possibile. Spero che loro continuino a portare avanti il lavoro con dedizione e che, sulla base del nostro metodo, continuino a nascere sempre nuove realtà in tutto il mondo. Il testimone non è un oggetto che passa a una sola persona, è un metodo che appartiene a tutti coloro che lo praticano"