Il 15 maggio 1988 resta una data scolpita nella storia nerazzurra. All’Arena, davanti a oltre 30mila tifosi, il Pisa si giocava tutto contro il Torino. Finì 2-0, con una doppietta di Mario Faccenda, entrambe di testa su assist di Sclosa. Due gol destinati a entrare nella leggenda, che valsero la salvezza in Serie A all’ultima giornata. A distanza di anni, Mario Faccenda resta uno dei simboli di quella squadra. Oggi guarda al presente con lucidità. Lo abbiamo intervistato per Qui News Pisa.
Partiamo da quella partita: cosa rappresenta ancora oggi per lei?
“È un ricordo storico. Una partita che a Pisa non si dimenticherà mai. Segnai due gol e arrivò la salvezza all’ultima giornata. Un’emozione enorme.”
Oggi la situazione è diversa. Che idea si è fatto di questo Pisa?
“La squadra secondo me è buona. Vaira sta facendo un ottimo lavoro col Pisa, grande campagna acquisti in questi due anni, l'ho avuto a Modena per due anni. Ha avuto anche un po’ di sfortuna quest'anno, poteva avere qualche punto in più e giocarsela fino alla fine.”
Cosa è mancato davvero?
“Soprattutto i gol. Non è facile trovare un attaccante che va in doppia cifra, forse è mancata la cattiveria. E poi negli ultimi minuti sono stati persi tanti punti, sia per errori difensivi che per poca cattiveria sotto porta.”
Si aspettava una classifica così complicata?
“No, perché per come era stata costruita la squadra poteva salvarsi. Se guardi tante partite, il Pisa era lì, a uno o due punti dalle altre. Non così staccato.”
C’è una gara che le è rimasta in mente?
“Anche con la Fiorentina il Pisa ha fatto la sua partita. Ha avuto occasioni per vincere, sia in casa che fuori. Ma è mancata un po’ di cattiveria nei momenti decisivi.”
Torniamo al 1988: che partita fu contro il Torino?
“Era un altro calcio. Si giocava uomo contro uomo, c’era ancora il libero. Noi non eravamo una squadra di grandi campioni, ma un gruppo solido. E quella partita era decisiva: o noi o loro.”
I quei due gol sono rimasti nella storia. Come nacquero?
“Due azioni molto simili. Due cross di Sclosa. Avevamo grande intesa: bastava uno sguardo e lui la metteva nel punto giusto. Io ho anticipato il difensore e il portiere.”
Che emozione fu segnare e salvarsi così?
“Una gioia immensa. Non riesci nemmeno a spiegarla. Ti senti leggero. Era felicità per tutti: squadra, tifosi, società.”
Oggi che ambiente vede attorno al Pisa?
“I tifosi ci sono sempre. Vanno allo stadio, sostengono la squadra anche adesso. Pisa è una piazza da Serie A, lo merita.”
Crede ancora nella salvezza?
“Servirebbe un miracolo. I numeri dicono che è difficile. Però nel calcio finché c’è speranza bisogna provarci.”
E se non dovesse arrivare?
“Bisogna programmare subito. La base è buona, non è tutto da buttare. Con qualche innesto giusto si può ripartire e tornare su. Ma non è mai facile vincere un campionato.”
Un ultimo messaggio ai tifosi?
“Continuate a stare vicino alla squadra. Questo non è mai mancato e fa la differenza. Forza Pisa.”