Nel giorno del derby tra Pisa e Fiorentina, la città si è svegliata con uno striscione affisso nei pressi del ponte Solferino: un gesto che ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dei Marzocchi, i leoni di marmo legati alla dominazione fiorentina e ancora oggi collocati sul lungarno. Il clima della partita, già segnato dalla storica rivalità sportiva fra le due città, ha fatto da sfondo a un messaggio che richiama un passato più profondo, capace di riemergere proprio nei momenti di forte identità collettiva.
La storia dei Marzocchi affonda nel Cinquecento, quando Firenze, dopo la riconquista della città, fece collocare due leoni araldici ai lati dell’ingresso di palazzo Gambacorti come simbolo della Repubblica fiorentina. Raffiguravano il giglio e la croce del popolo, chiara rappresentazione di un potere imposto. Quei leoni rimasero visibili per secoli sul fronte del palazzo, fino al loro trasferimento nel Museo Civico agli inizi del Novecento e alla successiva ricollocazione, nel 1998, sul ponte Solferino. Una scelta che, negli anni, ha continuato ad alimentare discussioni.
Lo striscione apparso nel giorno della sfida con la Fiorentina s’inserisce proprio in questo contesto, riaccendendo una riflessione sul rapporto tra memoria, simboli e identità cittadina. A rilanciare il tema è stato lo scrittore pisano Sergio Costanzo, che ha commentato l’episodio partendo da uno scatto ricevuto all’alba:
Lo scrittore pisano Sergio Costanzo, noto pisantropo, da tempo impegnato su questo fronte, ha commentato la foto ricevuta la mattina stessa. "Sui marzocchi molto ho detto e molto ho scritto, mi sono esposto e sono stato criticato. Ma siccome son certo di dire il vero, reitero il concetto." Da qui l’autore passa al nodo centrale: il valore dei simboli nella costruzione – o imposizione – dell’identità. "I simboli non sono mai neutri: creano appartenenza o repulsione, educano o manipolano. Condizionano." Il riferimento storico è diretto. "Nell’Ottocento Leopoldo II riempì il Granducato di statue per affermare il proprio potere. A Pisa fece collocare (anche) quattro Marzocchi, leoni che rappresentavano Firenze dominante e Pisa sottomessa. Per i distratti, i leoni fiorentini artigliano i 4 simboli di Pisa, come fossero prede." Costanzo richiama poi la loro rimozione dopo l’alluvione e il ritorno in città alla fine degli anni Novanta. "Rimossi dopo l’alluvione del 1966, furono ricollocati nel 1998 sul ponte Solferino. La domanda resta: perché esporre ancora simboli dell’altrui dominio nella nostra città? Come spiegare a una scolaresca che Pisa è l'unica città al mondo che ripristina i simboli totemici del nemico potere?" Da qui la proposta, che lo scrittore rilancia senza mezzi termini. "Propongo di restituirli al mittente e di abbellire il ponte, con le statue di quattro illustri pisani."
Nel clima già carico del derby, quel lenzuolo ha quindi assunto un significato più ampio: non solo un gesto di colore legato alla rivalità sportiva, ma l’ennesimo capitolo di una discussione che attraversa da anni la città. Una riflessione che interroga il rapporto tra Pisa e i propri simboli, e che ora, complice un pallone che rotola, torna a occupare il centro della scena.