Purtroppo la stagione del Pisa ha imboccato un tratto ripido. La sconfitta di Firenze è sembrata la fotografia di un percorso che ha sempre faticato a trovare continuità. Il dato d'altro canto parla abbastanza chiaramente con una sola vittoria in 26 partite, dato che gli statistici citano come il peggiore di tutti i campionati professionistici in Italia. Nessuno ha vinto così poco come il Pisa.
La stagione è ormai fortemente compromessa, al punto da evocare più volte la necessità di "un miracolo" per riaprire un discorso salvezza che sembra scivolare via. Eppure, dopo aver dato una sbirciatina agli allenamenti a San Piero a Grado, posso dire che si respira un’aria comunque positiva. Il gruppo appare concentrato, unito, persino capace di ritrovare entusiasmo in una semplice partitella decisa ai rigori. E questo è sicuramente un valore considerando la situazione attuale perché è difficile trovare un gruppo che abbia così a cuore tutto non vincendo da novembre.
Sul piano tecnico il tema centrale resta il lavoro di Hiljemark che sta fissando settimanalmente doppie sedute specifiche per i giocatori, per capire meglio la situazione, migliorare concetti tattici e cercando di fare collante tra i reparti. L’allenatore è arrivato con pochissimo tempo per conoscere la rosa, dopo i nove gol incassati tra Sassuolo e Inter. Il suo primo compito è stato ricompattare la fase difensiva. Comprensibile. Meno comprensibile il passo indietro tra la gara in casa e quella di Firenze. Ad ogni modo il tema della mentalità si intreccia con quello dell’identità tattica. La sfida con il Bologna diventa così una nuova verifica sul lavoro svolto finora. Con la squadra che non ci pensa neanche a mollare nonostante tutti i numeri siano contro di lei.
All’interno della rosa spicca il caso Tramoni. Su tre partite del nuovo mister ha fatto un tempo di gioco su sei disponibili. Un minutaggio che apre interrogativi tecnici e gestionali. Se l’intenzione era quella di non puntare su di lui, la cessione al Palermo, col senno di poi, sarebbe stata una soluzione coerente. Tramoni, legato da un contratto lungo, è oggi uno dei nodi più delicati da sciogliere e ci si attende molto dal giocatore. Lo stesso vale per Durosinmi, anche lui quasi sempre ai margini nonostante il valore potenziale.
Le responsabilità individuali non cancellano quelle collettive. C’è chi ha limiti evidenti, chi ha reso meno del previsto e chi, come alcuni nuovi acquisti, non ha mai inciso anche a causa dei numerosi infortuni. Ma la stagione non può essere ridotta a una collezione di errori individuali: il problema è più ampio e riguarda la costruzione della rosa, i tempi del mercato, l’adattamento alla Serie A
Le scelte strategiche della società sono sempre state condivise con Knaster, protagonista di un modello gestionale “all’americana”, dove le decisioni passano attraverso un consiglio d’amministrazione dal profilo internazionale. Una struttura che ha portato a cambiamenti profondi nel modo di operare sul mercato e negli investimenti negli ultimi anni. Gli errori estivi pesano, ma non cancellano i progressi degli ultimi anni. Il progetto del nuovo centro sportivo, rinviato a dopo la sfida con la Juventus nella posa della prima pietra a causa del maltempo, resta una delle priorità per organizzare la crescita del club.
In caso di retrocessione non si immagina una dispersione totale del gruppo. Il modello ritenuto più vicino è quello del Venezia: valorizzare i giovani, tenere i più motivati, evitare la fuga generale.
Come ritrovare a questo punto una mentalità competitiva, quando tutti i numeri dicono il contrario? Semplice, liberarsi dalla paura. La squadra è ultima e giocherà senza avere niente da perdere.