Pisa Sporting Club

La Curva del Pisa diventa arte in miniatura

Intervista a Luca Peis, artista che riproduce gradinate e tifo. Dal Subbuteo al Pisa, “Ogni modello racconta un ricordo”

Vive e lavora a Milano, ma nelle sue mani prendono forma curve di tutta Italia. Luca Peis, conosciuto come “Il due fisso”, realizza gradinate e diorami in miniatura dedicati al mondo del tifo. Negli ultimi anni si è avvicinato anche al Pisa Sporting Club, con lavori richiesti da tanti appassionati nerazzurri. Lo abbiamo intervistato per Qui News Pisa.

Da dove nasce questa passione?
“Nasce da lontano. Sono sempre stato appassionato di curve, tifo organizzato e stadi. Tutto parte dal Subbuteo, il calcio da tavolo degli anni Settanta. Da lì ho pensato di riprodurre in miniatura i settori degli ultras, cercando di essere il più fedele possibile”.

Come è arrivato il legame con Pisa?
“Ho incrociato un grande tifoso del Pisa, un collezionista come Leonardo Perfetti. Mi commissionò un primo modello e da lì, grazie ai social, il passaparola ha fatto il resto. Sono arrivate altre richieste da tifosi nerazzurri”.

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Le tue opere sono personalizzabili?
“Sì, completamente. Ognuno può scegliere bandiere, striscioni, scritte. Ogni modello rappresenta un momento preciso, deciso dal tifoso. Prima c’è uno scambio di file per la parte grafica, poi si passa alla pittura e all’assemblaggio”.

Quanto lavoro c’è dietro una gradinata in miniatura?
“Tantissimo. È tutto fatto a mano. Ogni tifoso viene dipinto uno per uno, incollato singolarmente, con la sua bandiera. Non c’è nulla di meccanizzato. Servono tempo, pazienza e passione”.

Hai realizzato anche scene legate alla storia del Pisa?
“Sì, diverse. In alcuni modelli mi è stato chiesto di riprodurre anche Romeo Anconetani a bordo campo, con il sale in mano. Sono miniature di 29-30 millimetri, quindi non puoi essere perfetto nei dettagli, ma puoi richiamare tratti e simboli”.

Non lavori solo sul calcio però
“No, realizzo miniature per tutte le tifoserie, anche di categorie minori. Ho fatto lavori per basket e hockey su ghiaccio. Non c’è limite, perché la fede non ha limiti”.

C’è anche un aspetto emotivo nel tuo lavoro?
“È la parte più importante. Quando il tifoso apre il pacco e si emoziona, lì capisci tutto. Mi è capitato di sentire persone dire ‘mi hai fatto tornare indietro di trent’anni’. È la soddisfazione più grande”.

Le curve oggi sono cambiate?
“Sì, c’è una fase diversa. Tra repressione, caro biglietti e perdita di identità, qualcosa si è perso. Con queste miniature si prova a rivivere quei momenti, le bandiere, i fumogeni, certe atmosfere”.

Un messaggio finale?
“Per me è un grande onore poter raccontare questo lavoro. Grazie davvero per lo spazio, per l’opportunità e per la disponibilità dimostrata nei miei confronti e verso quello che faccio”.

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