Ottantotto anni dopo, Pisa è tornata a San Rossore per ricordare la firma delle leggi razziali. La cerimonia si è svolta venerdì 4 Settembre, con un giorno di anticipo rispetto all'anniversario, per rispettare lo Shabbat, il riposo settimanale ebraico.
Il 5 Settembre 1938 Vittorio Emanuele III firmò proprio a San Rossore il regio decreto che introduceva i "provvedimenti per la difesa della razza nella scuola". Il testo escluse gli studenti ebrei dalle scuole italiane e allontanò dall'insegnamento docenti e insegnanti ebrei.
"L'inizio di una persecuzione assurda, vergognosa, ancora incomprensibile", ha detto il sindaco Michele Conti durante il suo intervento. "La persecuzione degli ebrei italiani, infatti, non cominciò con le deportazioni. Cominciò prima, quando lo Stato decise che alcuni cittadini non dovessero più avere gli stessi diritti degli altri".
Conti ha ricordato anche le vittime pisane. Tra queste il professor Ciro Ravenna, docente di Chimica agraria dell'Università di Pisa, espulso dall'insegnamento, deportato e ucciso ad Auschwitz. Il sindaco ha citato inoltre Pardo Roques e le persone ebree e non ebree assassinate nella sua abitazione di via Sant'Andrea nell'Agosto del 1944. Prima della cerimonia, le autorità hanno reso omaggio alle vittime davanti alla casa.
"Per Pisa, quindi, ricordare il 5 Settembre non è un esercizio formale", ha detto Conti. "La storia ha voluto che proprio San Rossore fosse il luogo della firma di uno degli atti più vergognosi della storia italiana. Questo assegna alla nostra città una responsabilità particolare: conservare la memoria, trasmetterla e soprattutto cercare di comprenderne fino in fondo il significato".
Il sindaco si è soffermato sulla crescita degli episodi antisemiti. Secondo i dati dell'Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec citati nel suo intervento, nel 2025 ne sono stati registrati 963 in Italia. Erano 877 nel 2024, 453 nel 2023 e 241 nel 2022.
"In tre anni sono quasi quadruplicati", ha sottolineato Conti. Il sindaco ha richiamato anche i dati dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali: il 96 per cento degli ebrei intervistati avrebbe sperimentato almeno una forma di antisemitismo nell'anno precedente all'indagine, mentre il 76 per cento avrebbe nascosto almeno occasionalmente la propria identità ebraica.
"Un cittadino ebreo non può essere chiamato a rispondere delle scelte di un governo. Così come nessuna persona può essere giudicata per la propria origine, per la propria fede o per la propria identità", ha detto Conti. "Confondere questi piani significa aprire uno spazio nel quale il pregiudizio può tornare a crescere. E la storia ci ha insegnato quanto possa essere pericoloso".
Una parte dell'intervento è stata dedicata ai giovani e al ruolo della scuola. "Alle nuove generazioni non dobbiamo chiedere semplicemente di ricordare una data. Dobbiamo dare loro gli strumenti per conoscere la storia, studiare i documenti, approfondire i fatti, distinguere le fonti, comprendere la complessità", ha detto il sindaco. "La memoria serve a questo. Non soltanto a conoscere ciò che è accaduto, ma a riconoscere i segnali del presente e ad assumersi la responsabilità di non essere indifferenti".
Alla commemorazione ha partecipato anche Matteo Trapani, consigliere regionale e capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale. Trapani ha rilanciato la proposta, già approvata attraverso una mozione dall'assemblea cittadina, di intitolare uno spazio pubblico a Vera Vigevani Jarach.
"La firma delle leggi razziali a San Rossore rimane una ferita aperta, un'onta che sarà possibile cancellare solo tenendo salda la memoria e continuando a raccontare, a condannare, a tramandare alle giovani generazioni. Come consigliere regionale eletto a Pisa, ho ritenuto giusto e doveroso essere presente alle celebrazioni per il ricordo di quel nefasto 5 Settembre del 1938, dove un Re in vacanza, tra una passeggiata nel parco e una battuta di caccia, pone l'autografo che diede inizio alla persecuzione contro i cittadini ebrei in Italia. Tra questi vorrei ricordare Vera Vigevani Jarach, fuggita da Pisa nel 1938 a causa proprio delle leggi razziali, che perse il nonno nei forni crematori di Auschwitz e diventò in seguito uno dei simboli delle Madres de Plaza de Mayo. Per questo vorrei sollecitare il sindaco Conti a perseguire l'iter toponomastico relativo alla mia proposta nata su input dell'Anpi pisana, che è diventata quella del Consiglio comunale di Pisa che approvò una mozione in tal senso, di intitolare uno spazio pubblico a Vera Vigevani. Magari, perché no, proprio a San Rossore, magari nelle vicinanze dell'albero dedicato a Vera e a sua figlia Franca. Sarebbe certamente un bel modo di far seguire alle celebrazioni un gesto di grande valore simbolico, una scelta che onora una grande nostra concittadina e parla al cuore della comunità ebraica e di tutti gli antifascisti", ha detto Trapani.