In un quadro regionale ancora segnato da numeri preoccupanti, Pisa si conferma come l’area più sicura della Toscana sul fronte degli infortuni mortali sul lavoro. Secondo il rapporto annuale dell’Osservatorio Sicurezza Vega, nel 2025 la provincia ha fatto registrare un’incidenza di mortalità pari a 10,8 ogni milione di occupati: il dato più basso tra le dieci province toscane, nettamente inferiore alla media nazionale di 33,3.
Le vittime totali registrate nel territorio pisano sono state tre, di cui una soltanto in occasione diretta di lavoro, le altre due in itinere. Un dato che ha permesso a Pisa di restare per tutto l’anno in “zona bianca”, l’unica provincia toscana insieme a Lucca a riuscirci.
Un risultato in controtendenza rispetto al quadro regionale, che nel 2025 ha contato 67 vittime e si è chiuso in “zona gialla” per incidenza complessiva. Peggio di tutte Firenze, che in termini assoluti ha registrato 15 decessi. A livello di rischio relativo, le situazioni più critiche si sono verificate a Massa-Carrara e Livorno, entrambe classificate in zona rossa, con tassi di mortalità quasi doppi rispetto alla media nazionale.
"Anche se la Toscana nel suo complesso presenta un’incidenza leggermente sotto la media italiana, il numero di vittime resta troppo alto", ha commentato l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio. "La presenza di province in zona rossa e arancione evidenzia criticità gravi che richiedono interventi strutturali, continui e non emergenziali".
Sul piano dei settori, le Costruzioni sono risultate anche nel 2025 il comparto più colpito per numero di vittime, mentre l’Attività Manifatturiera ha registrato il maggior numero di infortuni totali denunciati.
Il modello pisano, seppur non esente da episodi tragici, rappresenta oggi un riferimento per l’intera regione. Il basso indice di mortalità – frutto, con ogni probabilità, di una combinazione tra cultura della sicurezza, controllo e prevenzione – segnala un terreno su cui è possibile costruire politiche di tutela più solide.