Ottant’anni dopo, Pisa torna a raccontare una delle pagine culturali più importanti della propria ricostruzione. Ha aperto al Museo Nazionale di San Matteo “Pisa 1946, dalle macerie al futuro”, mostra che ripercorre la nascita e il successo della storica esposizione dedicata alla scultura pisana del Trecento, organizzata quando la città portava ancora i segni profondi della Seconda guerra mondiale.
L’esposizione resterà aperta dal 6 Novembre al 10 Gennaio ed è organizzata dai Musei Nazionali di Pisa con il contributo di Fondazione Pisa e il patrocinio di Regione Toscana e Comune di Pisa.
Nel 1946 quartieri, lungarni e ponti portavano ancora le ferite dei bombardamenti. In quel contesto un gruppo di studiosi, scrittori e artisti decise di recuperare le opere trasferite nei rifugi durante la guerra e riunirle nell’ex convento ed ex carcere di San Matteo.
Quella che poteva apparire un’impresa quasi impossibile diventò un evento culturale di rilievo internazionale e contribuì alla definitiva riscoperta della scultura pisana del Trecento. Arturo Martini, dopo aver visto le opere, arrivò a dire: “Dopo aver visto questo c’è da vergognarsi ad essere scultori oggi”. Carlo Carrà scrisse invece: “Figura gigantesca di titano è certamente Nicola, ma la vera rivelazione che presenta la attuale Mostra è, a parere mio, il figlio Giovanni”.
L’esperienza ebbe anche una conseguenza concreta sulla città: San Matteo passò da luogo di reclusione a museo, inaugurato ufficialmente nel 1949.
“La mostra del 1946 fu anche un gesto di fiducia nel futuro, un atto di rinascita civile, culturale e quindi democratica in una città profondamente ferita dalla guerra – spiega Massimo Dadà, direttore dei Musei Nazionali di Pisa -. Ripercorrere quella vicenda significa riconoscere quanto fosse lungimirante quell’impresa e quanto sia ancora attuale il suo messaggio. L’articolo 9 della nostra Costituzione, prima ancora di essere formulato in parole dall'Assemblea costituente, trovava a Pisa una concreta applicazione. Un principio, quello dell'importanza dello sviluppo della cultura, che a distanza di ottant'anni vogliamo ribadire come impegno quotidiano nei musei statali. Riallacciare il legame tra il museo di San Matteo e quell'esperienza, e legare ad essa tutta la città è forse l'obiettivo più profondo e significativo di questa mostra”.
Il percorso utilizza immagini d’epoca recuperate per l’occasione, documenti e materiali che raccontano anche gli aspetti meno conosciuti dell’organizzazione. Tra gli episodi ricordati c’è quello avvenuto a Vicopisano, dove alcuni abitanti si opposero al trasferimento del gruppo ligneo della Deposizione, arrivando a bloccare il mezzo della Soprintendenza.
Saranno mostrati per la prima volta al pubblico anche i calchi realizzati nel 1946 di alcune sculture che allora non poterono essere trasferite. A questo si aggiunge un’installazione tra documentario e videoarte curata da Acquario della Memoria, costruita attraverso fotografie, filmati d’archivio, timelapse e ricostruzioni realizzate anche con l’intelligenza artificiale e successivamente rielaborate.
“Fondazione Pisa sostiene l’iniziativa di questa mostra, organizzata dai Musei Nazionali di Pisa, contribuendo a ricordare un momento in cui Pisa seppe affidare alla cultura un ruolo decisivo nella propria rinascita. Nel 1946, tra le ferite della guerra, il recupero delle opere e la loro restituzione al pubblico furono un gesto convinto di ripartenza e di fiducia nel futuro, capace di riunire la comunità attorno al proprio patrimonio. A ottant’anni di distanza, è importante rievocare quell’ iniziativa, che appartiene alla storia della città e parla anche al presente: tutelare e valorizzare l’arte significa custodire la memoria e offrire strumenti per costruire il presente e il domani”, dichiara Stefano Del Corso, presidente di Fondazione Pisa.
Sulla stessa linea l’assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti.
“Ottant'anni fa, in una Pisa ancora segnata dalle macerie della guerra, la cultura diventò uno straordinario strumento di rinascita e di speranza – dichiara Manetti –. La mostra del 1946 fu molto più di un evento artistico: rappresentò la volontà di una comunità di rialzarsi, di ritrovare la propria identità e di guardare al futuro attraverso la bellezza e la valorizzazione del proprio patrimonio. Un'impresa coraggiosa che contribuì a riscrivere la storia dell'arte e trasformò un luogo di reclusione in uno spazio di cultura aperto a tutti. Celebrare oggi quella esperienza significa ricordare quanto la cultura sia fondamentale per ricostruire legami, rafforzare il senso di appartenenza e dare nuove prospettive ai territori. È un messaggio ancora attualissimo, che la Regione Toscana sostiene con convinzione: investire nella cultura significa investire nel futuro delle nostre comunità”.
Per il vicesindaco con delega alla Cultura Filippo Bedini, la mostra consente anche di riscoprire i protagonisti che resero possibile quell’esperienza.
“La mostra del 1946 – dichiara Bedini – fu un'impresa straordinaria, nata in una città ferita dalla guerra, che seppe ritrovare nella propria storia e nel proprio patrimonio artistico le energie per ripartire. Il recupero delle opere e il lavoro di studiosi, artisti e intellettuali permisero di realizzare un'esposizione che ebbe una risonanza internazionale e contribuì a far conoscere e riconoscere il valore della scultura pisana del Trecento. A ottant'anni di distanza, la mostra al Museo di San Matteo ci offre l'opportunità di riscoprire quella pagina di storia, ma anche di conoscere da vicino le persone, le difficoltà e le intuizioni che resero possibile un'esperienza così importante. È significativo che proprio il San Matteo, allora sede dell'esposizione e successivamente trasformato in museo nazionale, ne accolga oggi il racconto. Una vicenda che testimonia quanto la cultura e la tutela del patrimonio possano essere fondamentali non soltanto per conservare la memoria, ma anche per costruire il futuro di una comunità”.
Alla presentazione è intervenuto anche Matteo Trapani, oggi consigliere regionale del Partito Democratico e capogruppo PD in Consiglio comunale a Pisa. Trapani ha ricordato il percorso politico e culturale avviato negli anni scorsi attorno alla figura di Emilio Tolaini.
“Sono veramente emozionato per l’inaugurazione di oggi di una mostra sulla memoria culturale della nostra città che ha visto un lavoro durato due anni, da quando iniziammo a parlarne con Davide Guadagni. L'obiettivo era riproporre, a ottant'anni di distanza, la storica esposizione del 1946 curata da Emilio Tolaini, Franco Russoli e Mario Nisini. Un traguardo raggiunto con il percorso avviato con la mozione consiliare da me presentata in Comune a Pisa, che prevedeva sia l'intitolazione di uno spazio pubblico alla memoria di Tolaini — avvenuta lo scorso anno —, sia la riedizione dell'evento espositivo del dopoguerra. La mostra, resa possibile grazie alla sinergia tra la direzione del Museo Nazionale di San Matteo, la Regione Toscana — con cui abbiamo aperto l'interlocuzione circa nove mesi fa insieme all'assessore Manetti che ringrazio—, la Fondazione Pisa e il suo direttore Trenta, e il prezioso apporto scientifico di Maria Giulia Burresi, Sandra Lischi e Davide Guadagni, è davvero una meraviglia. L'inaugurazione di oggi rappresenta il compimento di un doveroso omaggio alla nostra storia e ai suoi protagonisti, un tributo all’arte e a coloro che la salvarono, preservando con essa la bellezza e l’umanità”.
La mostra segue gli orari del Museo Nazionale di San Matteo: dal martedì al sabato dalle 9 alle 19, la domenica e nei festivi dalle 9 alle 13.30. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo, dal costo di 5 euro.