Politica

Aeroporto, scontro sui nuovi depositi di esplosivi

Diritti in Comune contesta due nuove riservette militari a San Giusto e chiede lo stop al progetto. Assemblea il 14 Novembre al Circolo Arci Alberone

Due nuovi depositi destinati allo stoccaggio di esplosivi e munizionamento all’interno dell’aeroporto militare di Pisa finiscono al centro dell’intervento di Diritti in Comune, che chiede chiarimenti alle istituzioni e lo stop al progetto.

L’esistenza della procedura è confermata dalla documentazione pubblicata dall’Aeronautica Militare: la gara D-009/2026, identificata dal CIG BC0338CECA, riguarda la “realizzazione riservetta per stoccaggio esplosivi e munizionamento per esigenze FCA” nell’aeroporto di Pisa. Sul portale dell’Aeronautica risultano pubblicati anche gli atti relativi all’aggiudicazione.

Secondo la documentazione esaminata da Diritti in Comune, il progetto esecutivo prevederebbe due riservette di tipo igloo, in cemento armato, dimensionate per uno stoccaggio indicativo complessivo fino a 20 tonnellate di esplosivo netto equivalente, dieci per ciascuna struttura. Il gruppo sostiene inoltre che il progetto contempli la possibilità futura di realizzarne altre quattro.

Diritti in Comune riferisce che l’appalto sarebbe stato aggiudicato il 28 Ottobre al raggruppamento formato da Celi Energia e Costruzioni Spa e Giambalvo Giuseppe, con un impegno complessivo indicato nell’atto superiore a 6,1 milioni di euro. La gara pubblicata nel Giugno scorso aveva un importo a base di procedura di circa 5,53 milioni di euro.

“Riteniamo che questo progetto debba essere subito fermato e che tutte le istituzioni debbano immediatamente fare chiarezza”, afferma Diritti in Comune. “La questione riguarda in primo luogo la realizzazione – novità assoluta per l'aeroporto militare di Pisa – di ben due depositi di esplosivi”.

Il gruppo pone in particolare il tema delle ricadute sui quartieri di San Giusto e San Marco, chiedendo informazioni sulla localizzazione delle strutture, sui materiali destinati allo stoccaggio, sulle distanze di sicurezza e sulle procedure previste in caso di emergenza.

“Oltre alle più basilari questioni di sicurezza, non solo per la presenza del materiale altamente pericoloso, ma di tutta la movimentazione connessa sulle infrastrutture di collegamento, strade, ferrovie e canali che saranno attraversati con molta più frequenza da bombe, missili e quant’altro di esplosivo possa essere contenuto in questi nuovi magazzini che andranno appunto svuotati e riforniti. Siamo di fronte ad un ulteriore salto di qualità rispetto alla trasformazione delle funzioni che andrà a ricoprire l’aeroporto militare di Pisa e a come cambia il suo ruolo dal punto di vista strategico e logistico rispetto agli aspetti di guerra e di conflitto globale che stiamo vivendo”.

Nel comunicato viene richiamato anche il capitolato dell’intervento, che secondo Diritti in Comune collega le nuove infrastrutture alle attività di volo e alla presenza di un Air Terminal Operation Centre e della Joint Multimodal Operational Unit Italia, citando la movimentazione di materiale classificato come “Hot Cargo”.

Il gruppo chiede quindi se Comune di Pisa e Regione Toscana siano stati informati del programma e quali interlocuzioni siano avvenute con le autorità militari.

“Vogliamo sapere se il Comune di Pisa e la Regione Toscana siano stati informati di questo programma infrastrutturale, quali interlocuzioni abbiano avuto con le autorità militari e quali valutazioni siano state svolte sulle sue implicazioni territoriali”.

Diritti in Comune annuncia quindi una campagna di informazione rivolta in particolare ai residenti di San Marco e San Giusto. Il primo appuntamento sarà sabato 14 Novembre alle 17.30 al Circolo Arci Alberone.

“Per noi questo progetto deve essere subito bloccato e come sempre la nostra contrarietà all’espansione delle infrastrutture militari si accompagna a una richiesta precisa di trasparenza, conoscenza e partecipazione democratica, che è un tassello nella lotta contro l’economia di guerra. Vogliamo essere parte del grande ingranaggio della pace e della smilitarizzazione che i territori devono costruire e imporre ai governi tagliando la spesa militare e investendo sul welfare”.