il nipote del grande Romeo, Matteo Anconetani, traccia un bilancio della stagione nerazzurra tra presente, passato e futuro. Negli anni ha raccontato spesso il legame della famiglia con i colori nerazzurri e ha partecipato anche a iniziative cittadine dedicate alla memoria del nonno. Ora presenta Fiorentina-Pisa.
Per la famiglia Anconetani che partita è Fiorentina-Pisa?
“È sempre stato un momento di confronto e di rispetto tra due città. I derby non sono andati sempre bene, però sono state comunque gare importanti”.
Oggi invece arriva in un momento pesantissimo per il Pisa.
“Sì, purtroppo decisivo a questo punto. Il Pisa penso che ad ora abbia un risultato solo per Lunedì prossimo, che è quello di dover assolutamente cercare di portare i tre punti a casa”.
Lei ci crede?
“So che è una cosa difficile. Però è sempre un derby, e i derby si sa che a volte sono strani”.
La Fiorentina come ci arriva?
“Anche loro non sono in una situazione bella, però ci arrivano forse meglio del Pisa in questo momento. Anche se il Pisa ha fatto vedere l’altro giorno contro il Milan cose positive. Ci manca un po’ di concretezza. Speriamo che da Firenze possa arrivare questa concretezza, che sia anche una svolta”.
Che derby ricorda di più, da tifoso e da ‘nipote’ di quella storia?
“Ne ricordo tanti. Anche se ero piccolo, il 1986 non me lo potrò dimenticare. Si venne via scortati dalla polizia, ci fu una sassaiola. Ero sul pullman. Spaccarono i vetri. Ero con la squadra”.
E quelli più recenti?
“Derby non finiti benissimo, come l’ultimo del ’94 in Serie B. Poi, quando ormai mio nonno non era più presidente, ricordo molto bene la vittoria contro la Florentia Viola, la prima partita di Della Valle dopo la rinascita. Una bella soddisfazione aver visto il Pisa vincere”.
Quindi c’è davvero un solo risultato?
“Sì. Ormai non serve a nulla il pareggio. Può essere decisiva: da un lato ti fa ricominciare a crederci e dall’altro ti dice ‘è finita’. Poi l’animo si metterà in pace solo quando arriva la matematica. Perdere sarebbe una mazzata, vincere porterebbe a un nuovo scricchiolamento alla Fiorentina, sarebbe anche una botta psicologica".
Veniamo al mercato: tanti investimenti, nomi importanti. Era quello che doveva fare il Pisa per risollevarsi?
“È difficile dirlo. La società, secondo me, lavora bene e guarda anche al futuro. Però in questo mercato di Gennaio il Pisa aveva bisogno di più”.
In che senso ‘di più’?
“Di giocatori pronti subito. Ragazzi anche giovani che vengono da fuori possono essere prospetti importanti, ma hanno bisogno di ambientamento. In una lotta salvezza hai bisogno di essere pronto subito, con giocatori che entrano immediatamente in lotta”.
Sulla scelta dell’allenatore che idea si è fatto?
“Gilardino finora aveva lavorato bene per il materiale che aveva. Quando i risultati non arrivano, purtroppo il primo a pagare è l’allenatore, anche quando ha meno colpe, perché devi dare una scossa”.
E la scossa si è vista?
“Per ora no. La prima partita conta poco perché a Verona era arrivato da un giorno. Col Milan non si può valutare ad ora. Il tecnico va ancora valutato. Ad ora non mi sento di dare un giudizio su un mister che in Italia è abbastanza sconosciuto e che deve integrarsi qua. Credo non sia stato facile neanche riuscire ad attrarre altri allenatori, non tutti vengono in una piazza dove sei quasi spacciato. Ci vogliono stimoli giusti”.
Se non arriva la salvezza, che succede?
“Purtroppo non tutte le stagioni sono fortunate, e a livello sportivo quest’anno non lo è stato, aggiungiamoci anche gli ultimi infortuni dei portieri, sembra quasi che tutto vada storto per forza. Qualche scelta non è andata bene, bisogna essere onesti: non siamo ultimi per caso. A livello societario penso siano state fatte invece le cose giuste”.
E il futuro, in caso di retrocessione?
“A quel punto la società dovrà pensare a una rifondazione generale, il ciclo di alcuni giocatori potrebbe essere finito perché magari qualcuno sarà troppo vecchio o altri vorranno andare via. Pisa deve pensare a ritornare subito nella categoria, ma non sarà una passeggiata perché la Serie B è un campionato molto più difficile della Serie A. Non è facile uscirci”.
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