Pisa Sporting Club

Arena, caos ingressi, parla la vedova di "Garibaldi"

"Sono disabile, mi sono sentita male e potevo morire schiacciata". La lettera di Casarosa, moglie di “Garibaldi”, racconta i fatti prima di Pisa-Milan

Una foto della signora Casarosa con "Garibaldi"

La voce che arriva dalla Curva Nord porta con sé un peso particolare. A parlare è Alessandra Casarosa, moglie di Antonio Vanni, per tutti “Garibaldi”, uno dei volti più riconoscibili e amati del tifo nerazzurro che si è rivolta alla redazione di Qui News Pisa per denunciare una situazione di forte disagio prima di Pisa-Milan. Garibaldi, suo marito, aveva vissuto lo stadio come seconda casa fino a quando la malattia, nel 2020, se l’è portato via lasciando un vuoto profondo tra amici e tifosi. Proprio per questo, la denuncia della moglie, rivolta a società, forze dell'ordine e chiunque abbia gestito gli accessi all'Arena, non passa inosservata.

Casarosa ha raccontato in una lunga lettera quanto avvenuto prima della partita di venerdì 13 febbraio tra il Pisa e il Milan, all’ingresso della Curva Nord Maurizio Alberti. "Voglio denunciare quello che è accaduto fuori dalla Curva Nord Maurizio Alberti prima della partita di venerdì contro il Milan dato che nessuno credo ne ha parlato, è stata un'esperienza che in tanti anni sia di partite in casa che in esterno non mi era mai successa", ha scritto rivolgendosi al mondo nerazzurro. La situazione descritta è di forte disagio, "Ci siamo ritrovati per mezz'ora accalcati ai cancelli per la negligenza di chi doveva gestire l'ingresso. Hanno chiuso i cancelli e chi non solo ha l'abbonamento ma anche pagato il biglietto si è ritrovato accalcato ed è riuscito ad entrare a partita iniziata, con non poche sofferenze".

Il racconto prosegue con momenti di tensione e paura, "C'erano anche bambini, e io personalmente che sono disabile mi sono sentita male. Ho chiesto aiuto agli steward,non solo mi hanno ignorata, ma dopo mi hanno detto che loro non possono fare nulla. Allora mi chiedo, cosa ci stanno a fare?". Un passaggio che mette in evidenza non solo la difficoltà logistica ma anche la mancanza di supporto percepita da chi si trovava all’ingresso.

Casarosa riferisce inoltre la presenza delle forze dell’ordine sul posto senza interventi risolutivi: "La polizia era lì ma non è intervenuta. Hanno chiuso i cancelli perché c'era tanta gente senza biglietto potevo morire e rimanere schiacciata senza aiuto". Una sensazione di pericolo reale, vissuta da tifosi che, come lei, si erano messi in fila con anticipo e in regola con abbonamenti e biglietti.

Il messaggio finale è duro, rivolto alla società: "È inutile sfoggiare nuove maglie e costruire centri sportivi se non si è in grado di gestire un ingresso in Curva Nord. Ci meritiamo la serie B". Parole che risuonano con forza, perché provenienti da una figura legata profondamente alla storia sentimentale del tifo pisano. Garibaldi, come lo conoscevano tutti, era uno di quelli che non mancava mai all’Arena Garibaldi–Romeo Anconetani, tifoso appassionato e volto noto anche fuori dallo stadio. Un uomo ricordato come disponibile, sincero, sempre pronto a dare una mano, e che in vita aveva rappresentato quel senso di appartenenza che ancora oggi anima la tifoseria nerazzurra.

La denuncia della vedova è l’appello a garantire sicurezza, rispetto e organizzazione adeguata ai tifosi che continuano, come faceva “Garibaldi”, a sostenere il Pisa con dedizione e amore. Una richiesta che chiama in causa la società, gli steward e chi gestisce l’accesso allo stadio, con l’obiettivo di evitare che episodi simili possano ripetersi nelle prossime gare.