Politica

"L'Ateneo vuol solo far cassa"

Le ipotesi dell'Università per il Piano operativo vengono respinte da Diritti in Comune: "La riqualificazione non è ridurre tutto al privato"

I contributi offerti dall'Università di Pisa alla redazione del Piano operativo comunale sembrano suggerire opportunismo economico, più che un'idea di sviluppo sostenibile. Questa la presa di posizione di Ciccio Auletta, capogruppo di Diritti in Comune, che ha passato al setaccio le proposte dell'Ateneo alla costruzione del documento urbanistico più importante che un Comune possa adottare.

"Abbiamo analizzato attentamente le proposte - ha spiegato - da queste emergono scelte poco condivisibili, che rivelano una visione miope non orientata alla sostenibilità ambientale, con operazioni finalizzate a fare cassa e a favorire dinamiche speculative".

Auletta, nello specifico, ha fatto alcuni esempi. "Desta preoccupazione la proposta di trasformare l’ex Facoltà di Veterinaria, sul viale delle Piagge, prevalentemente in residenziale, così da rendere l’edificio appetibile per investitori privati - ha affermato - sulla stessa linea la richiesta relativa all’ex Dipartimento di Igiene in via San Zeno, per il quale si propone anche l’aggiunta di oltre mille metri quadrati di nuova edificazione a fini commerciali.  Vi è, poi, l'ipotesi di abbattimento e ricostruzione del Palazzo dei Congressi con destinazione commerciale. In altre parole, la rigenerazione urbana concepita dall’Ateneo sembra ridursi alla residenza privata e al commerciale".

"Vendere spazi pubblici per favorire nuove abitazioni private in una città che conta oltre 4mila case vuote significa fare cassa a discapito delle nuove generazioni - ha aggiunto Auletta - chiediamo al rettore e alla comunità accademica quale sia la loro visione per la Pisa universitaria del futuro. L’Università potrebbe partire proprio dagli studenti: mancano spazi studio, luoghi di aggregazione, posti letto per gli aventi diritto, mentre nel mercato privato i costi delle stanze sono sempre più insostenibili".

"La vera sfida è il riuso del costruito: recuperare, efficientare energeticamente, rifunzionalizzare gli spazi esistenti e restituirli a usi pubblici, sociali e collettivi. Solo così si può costruire una città più equa, vivibile e coerente con gli obiettivi climatici - ha concluso - chiediamo quindi all’Università un ripensamento radicale di queste operazioni immobiliari, che si inseriscono a pieno titolo nel processo di trasformazione della città promosso dal Comune e rispetto al quale sta crescendo una consapevolezza critica e un’opposizione sempre più diffusa tra i cittadini".