Al magazzino Afs-Brt di Madonna dell’Acqua è tornata la mobilitazione. Si è svolto uno sciopero di un’ora con presidio davanti alla struttura per protestare contro la mancata riconferma di alcuni contratti di lavoro interinale, scaduti a fine anno. I lavoratori coinvolti avrebbero ricevuto la comunicazione della fine del rapporto tramite WhatsApp.
La protesta si inserisce in una vicenda iniziata a Novembre, quando era partita una lunga mobilitazione culminata in otto giorni di sciopero. In quella fase i dipendenti erano rientrati al lavoro dopo l’annuncio dell’erogazione di indennità economiche al posto dei premi di produzione. In seguito erano emerse divergenze sul valore degli impegni assunti e sul riconoscimento del sindacato promotore della protesta.
L’azienda ha ribadito di aver rispettato tutti gli accordi presi, di non riconoscere il sindacato che ha promosso lo sciopero come rappresentativo e di considerare la vicenda una disputa sindacale interna. Ha inoltre ricordato che la precedente protesta di Novembre aveva avuto un impatto economico rilevante e ha confermato di riconoscere come interlocutori solo i sindacati confederali.
In un comunicato diffuso da Diritti in Comune – Una Città in Comune–Rifondazione Comunista, la nuova mobilitazione ripartita ieri viene sostenuta apertamente e la decisione dell’azienda viene definita una “ritorsione inaccettabile” contro chi ha partecipato alle proteste delle scorse settimane.
Nel testo si ricostruisce un passaggio chiave: “È gravissimo che il 31 dicembre, tramite un semplice messaggio WhatsApp, sia stato comunicato alla stragrande maggioranza dei lavoratori interinali che quello sarebbe stato il loro ultimo giorno di contratto”. Secondo Diritti in Comune, la scelta avrebbe colpito in modo mirato i lavoratori che si erano organizzati per rivendicare condizioni migliori, trasformando la scadenza dei contratti in uno strumento di pressione.
Il comunicato insiste sulla precarietà che, sempre secondo quanto riportato, sarebbe diventata strutturale nello stabilimento. “Da oltre un anno l’agenzia di somministrazione Universo fornisce manodopera ad AFS, appaltatrice di BRT per il servizio di picking, attraverso contratti a termine della durata di un solo mese, rinnovati sistematicamente”. Un meccanismo che, viene scritto, alimenterebbe “precarietà e ricattabilità” e produrrebbe retribuzioni molto basse, indicate “tra i 450 e i 600 euro al mese”.
Nella nota viene citato anche il tema delle differenze con altri siti produttivi. Diritti in Comune afferma che a Madonna dell’Acqua non verrebbe applicato “il Piano Galilei”, indicato come il piano aziendale adottato altrove, “nello stabilimento di Lavoria, dove le condizioni contrattuali e salariali risultano nettamente migliori”. Da qui l’accusa di sostituzione del personale e la richiesta di un cambio di rotta immediato.
La parte finale del comunicato chiama in causa le istituzioni. “È urgente che le istituzioni locali e la Regione intervengano immediatamente nei confronti dell’azienda, chiedendo il rispetto degli accordi sottoscritti, il reintegro dei lavoratori licenziati e l’applicazione dei punti del Piano Galilei anche nello stabilimento di Madonna dell’Acqua”. Diritti in Comune annuncia infine che continuerà a sostenere le iniziative di protesta, ribadendo che la vicenda “parla di lavoro, di diritti e di democrazia”.