Politica

Carcere Don Bosco, "Servono interventi concreti"

Diritti in Comune chiede a Regione e Comune più servizi per salute mentale, accoglienza, casa e lavoro, "Non bastano le visite istituzionali"

Non bastano le visite istituzionali al carcere Don Bosco e le dichiarazioni sulle difficili condizioni della popolazione detenuta. Per Diritti in Comune – Una città in comune e Rifondazione Comunista occorre intervenire sulle cause sociali che alimentano marginalità ed esclusione, mettendo in campo politiche concrete su salute, accoglienza, casa e lavoro.

La presa di posizione arriva mentre, secondo quanto riportato dal gruppo politico, ad Agosto la popolazione carceraria nazionale ha superato le 65mila persone. Diritti in Comune critica quella che considera una successione di visite istituzionali non accompagnate da risposte sufficienti sul territorio. "Ci pare però che, pur citando spesso il rapporto di Antigone, nessuno ricorda che in carcere ci vanno per lo più le persone povere, matte, tossiche, straniere e malate. Le persone invisibili per la politica, per il territorio, per i servizi".

Secondo il gruppo, Regione Toscana e Comune di Pisa possono incidere maggiormente sulle condizioni che rendono difficile l'accesso alle misure alternative alla detenzione. Il problema, viene sottolineato, non riguarda soltanto la disponibilità di un lavoro o di un'abitazione, ma anche la necessità di percorsi sociali e sanitari per persone segnate da situazioni di forte esclusione.

Particolare attenzione viene dedicata alla salute mentale. Citando i dati di Antigone, Diritti in Comune riferisce che nel 2026 il 9,3% dei detenuti presenta diagnosi psichiatriche gravi, mentre il 20,5% ricorre regolarmente a stabilizzanti dell'umore, antipsicotici e antidepressivi e il 46% a sedativi o ipnotici.

La situazione viene riportata anche sul piano locale. "Nel carcere di Pisa sono offerte solo 16 ore alla settimana di assistenza psicologica per 100 detenuti e per solo 6 ore è presente uno/a specialista psichiatra".

Da qui la richiesta alla Regione di predisporre "un piano di misure straordinarie per la tutela della salute mentale delle persone che sono in carcere", aumentando l'assistenza specialistica all'interno dell'istituto e rafforzando i percorsi di accoglienza residenziale per le diverse forme di vulnerabilità.

Altro punto riguarda i detenuti anziani, disabili, non autosufficienti o affetti da patologie considerate incompatibili con il regime carcerario. Secondo Diritti in Comune occorre potenziare il servizio delle dimissioni protette e costruire percorsi sanitari e sociosanitari che consentano una reale presa in carico fuori dal carcere.

Il gruppo richiama poi il tema delle dipendenze, che interesserebbero circa un terzo della popolazione detenuta. Nel territorio comunale di Pisa, sostiene Diritti in Comune, sarebbe già pronta una struttura destinata all'accoglienza di persone con tossicodipendenze croniche. "Lo sanno i nostri rappresentanti in Regione e in Comune? Possibile che ad esempio non stiano interloquendo con gli uffici regionali e con la Asl che dovrebbero provvedere alle autorizzazioni per la sua apertura?".

Sul fronte dell'abitazione, viene nuovamente chiesta al Comune la convocazione di un tavolo multidisciplinare dedicato alle problematiche del carcere. Diritti in Comune ricorda inoltre un progetto finanziato dalla Cassa delle Ammende per la seconda accoglienza delle persone in esecuzione penale esterna che incontrano difficoltà nel trovare casa sul mercato privato. Comune e Regione, secondo il gruppo, potrebbero contribuire mettendo a disposizione immobili adeguati.

Critiche anche sulle politiche per il lavoro. Secondo Diritti in Comune, le risorse regionali del Fondo sociale europeo destinate alle borse lavoro sono insufficienti. La richiesta è quella di costruire strumenti di inclusione lavorativa capaci di favorire concretamente l'accesso alle misure alternative alla detenzione.

"Allora, stante l'aumento spropositato della penalità e delle misure repressive che riempiono le carceri, pretendiamo risorse, servizi e politiche di inclusione che permettono sia di evitare l'ingresso in carcere che di tutelare l'accesso all'esecuzione penale esterna", conclude il comunicato firmato dall'avvocata Giulia Contini. "La Regione Toscana, e il Comune di Pisa, possono già fare moltissimo: meno lacrime di coccodrillo, come se le mancanze risiedano sempre altrove, e più interventi concreti".