La vicenda dell’ex-Asilo Coccapani torna al centro del dibattito politico dopo il nuovo intervento di Diritti in comune, che contesta la vendita dell’immobile comunale di San Francesco e l’avvio di annunci immobiliari legati a futuri appartamenti non ancora autorizzati. Il gruppo ricorda che l’edificio, chiuso dal 2014 e vincolato sotto il profilo paesaggistico, è stato ceduto per 670mila euro alla società Giunat srls, realtà attiva da meno di un anno e con un capitale sociale fissato a 200 euro.
Nella loro dichiarazione, Diritti in comune afferma che "già si trovano da novembre tutti gli annunci per la vendita di ben 5 appartamenti" e sottolinea che tali proposte arrivano "peccato che però ad oggi questi appartamenti non si possono in alcun modo realizzare". Il gruppo cita la risposta ottenuta tramite interrogazione consiliare, dalla quale emerga che non è stata presentata la variante per la destinazione residenziale e che non risultano depositate pratiche edilizie. Nel comunicato viene richiamato anche quanto riportato dagli uffici comunali: "ogni progetto di trasformazione che preveda opere soggette ad autorizzazione paesaggistica dovrà essere sottoposto alla Soprintendenza".
Secondo Diritti in comune, questa situazione ripropone un meccanismo noto. Nella loro nota si legge che "nei fatti assistiamo, in questo caso ma anche nel caso di RFI sulle aree di San Marco e San Giusto, a soggetti privati che anticipano gli interventi urbanistici e edilizi senza avere la certezza della loro realizzabilità". Il gruppo sostiene che ciò avvenga "come ulteriore elemento di pressione sul Comune in assenza che vi sia prima una adeguata pianificazione pubblica". Da qui l’accusa rivolta all’amministrazione: "è questo il metodo di governo dell’amministrazione Conti: aspettare che i privati decidano e adeguare gli strumenti urbanistici alle loro decisioni, abdicando completamente alla competenza pubblica nella pianificazione del territorio e della città".
La critica si fa ancora più esplicita quando Diritti in comune definisce la vicenda "l’ennesima conferma che siamo davanti ad una speculazione da manuale". Nel passaggio successivo aggiunge che "una vicenda scandalosa" come questa impone "ancora una volta" la necessità di approfondire la situazione per un edificio "che da sempre era stato utilizzato per servizi pubblici". La parte finale della dichiarazione mette nel mirino l’approccio della Giunta Conti al patrimonio comunale: "la Giunta Conti dimostra di considerare il patrimonio pubblico non come una risorsa, ma come un peso di cui liberarsi, alimentando così la speculazione nella nostra città quando, invece, l’obiettivo primario di ogni Comune dovrebbe essere la valorizzazione sociale del proprio patrimonio per rispondere ai bisogni della cittadinanza".