A due anni di distanza dagli scontri del 23 Febbraio, quando in Pisa giovani studenti furono colpiti durante una manifestazione, torna al centro del dibattito cittadino il tema della gestione dell’ordine pubblico e delle norme sulla sicurezza. Oggi alle 21, al Circolo Arci Alberone, si terrà l’iniziativa “Dl sicurezza 2026: sicurezza per chi?”, promossa da Diritti in comune e pensata come momento di confronto dopo mesi di critiche ai provvedimenti varati dal Governo guidato da Giorgia Meloni.
Alla serata interverranno l’avvocata Letizia Bertolucci, lo storico Michele Di Giorgio, Giulia Contini e Daniele Iannello. Un appuntamento che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole approfondire quello che viene definito "un attacco alla libertà di manifestazione e al diritto al dissenso". La discussione sarà legata anche alla preparazione della grande mobilitazione nazionale del 28 Marzo a Roma.
Nel testo diffuso dal gruppo si ricorda che l’iniziativa cade proprio nel giorno dell’anniversario di quanto avvenuto in città due anni fa: "Quando le forze di polizia manganellarono selvaggiamente studenti e studentesse nella nostra città scesi in piazza per manifestare contro il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele". Per i promotori, quei fatti rappresentarono "il laboratorio su scala nazionale della repressione che il Governo sta portando avanti a tutto campo contro il movimento di lotta per la Palestina".
La critica si estende a ciò che viene definito "uso del cosiddetto diritto penale preventivo", considerato "funzionale alla criminalizzazione del dissenso e dei gruppi sociali marginali". Un quadro che, secondo gli organizzatori, punta a "limitare gli spazi democratici di critica all’azione del Governo" e a produrre "contesti sociali sempre meno sicuri".
"Siamo di fronte a provvedimenti liberticidi e anticostituzionali", scrivono, ricordando che il gruppo ha presentato due mozioni in consiglio comunale "contro i decreti sicurezza e per l’introduzione dei codici identificativi per gli agenti di polizia", chiedendo che vengano discusse "quanto prima" vista "l’evidente torsione autoritaria del Governo Meloni".