La decisione del Consiglio d’Istituto del Liceo Dini di impedire a un relatore dell’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole di intervenire durante la giornata di autogestione del 21 Febbraio continua a far discutere. Un gruppo di diciotto docenti ha infatti scelto di prendere posizione pubblicamente, diffondendo un comunicato in cui contesta apertamente la scelta adottata.
I docenti esprimono innanzitutto apprezzamento per l’iniziativa stessa degli studenti, definita occasione di approfondimento e confronto sui temi sociali e storici.
Nella nota i docenti affermano, "Come docenti del Liceo Dini non ci riconosciamo nella decisione del Consiglio d’Istituto di impedire ad uno dei relatori dell’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola di tenere un’aula durante la giornata di autogestione degli studenti di sabato 21 febbraio". Una presa di distanza netta, che viene motivata con la convinzione che tale scelta abbia inciso sulla libertà degli studenti e abbia prodotto, di fatto, un giudizio immotivato nei confronti del relatore escluso.
Il comunicato prosegue sostenendo che "sia stata limitata la libertà degli studenti medesimi, ma anche e soprattutto che, al di là delle intenzioni di coloro che hanno assunto tale decisione, sia stato fatto un processo arbitrario, perché non sostenuto da alcuna normativa, e per di più sommario ad una persona, inaccettabile in uno Stato di Diritto". Da qui la richiesta di scuse formali, invitando il Consiglio d’Istituto a chiarire che la delibera non fosse motivata da alcun pregiudizio personale: "Per questo motivo ci scusiamo col relatore escluso e chiediamo che il Consiglio di Istituto faccia altrettanto e che precisi che nessun pregiudizio di carattere personale è sotteso alla delibera".
Il gruppo esprime anche preoccupazione per il clima politico attuale, definito sempre più conflittuale e segnato da polemiche sulla libertà di insegnamento. Nella nota si legge infatti: "Non vogliamo che la nostra scuola contribuisca al clima sempre più avvelenato e di scontro che si sta creando in tutto il Paese, alimentato dalle recenti polemiche di alcuni esponenti della maggioranza di governo sulla libertà di insegnamento, nonché dall’incredibile proposta di schedatura politica dei vari istituti scolastici".
La conclusione richiama il ruolo educativo della scuola e il valore del pluralismo culturale: "Crediamo, invece, che la libera espressione del pensiero nel rispetto dei principi della Costituzione non possa che favorire la crescita intellettuale dei nostri studenti, cosa a cui dovrebbe mirare la scuola, in tutte le sue componenti".