Politica

Diritti in Comune, "Edificio ex Apes svenduto"

Il gruppo di opposizione attacca l'amministrazione dopo il quarto tentativo d'asta andato deserto: "Si favoriscono gli immobiliaristi"

L'edificio ex Apes di via Fermi

"Una lezione da manuale su come si svendono i beni pubblici". È questo il commento ironico della lista Diritti in Comune, composta da Una Città in Comune e Rifondazione Comunista, relativamente all'asta per la vendita dell'edificio ex Apes di via Fermi.

Del resto, con la scadenza fissata per il 4 Settembre scorso, anche il quarto tentativo del Comune di collocare l'edificio è andato a vuoto. Così, per l'opposizione di Diritti in Comune, l'amministrazione del sindaco Michele Conti ha fallito per l'ennesima volta.

"Attraverso queste quattro aste il prezzo minimo è già passato da 2.090.961 euro a 1.693.678,41 euro - hanno specificato - e, se si continuerà a insistere, il prezzo si abbasserà ulteriormente. Ecco come la rendita fa affari nella nostra città e di che cosa intendiamo quando parliamo di Pisa depredata: un sistema con il quale si depriva la cittadinanza di un bene comune come il patrimonio pubblico e si favoriscono gli immobiliaristi".

Questo perché, affermano da Diritti in Comune, nel Piano operativo comunale per l'edificio di via Fermi viene previsto il cambio di destinazione a fini residenziali, turistico-ricettivi e servizi. "Che - hanno aggiunto - potrebbero includere anche a hotel studentesco. Ipotesi contro la quale abbiamo presentato un emendamento in fase di adozione, bocciato dalla destra, e un'osservazione affinché invece il bene sia tolto dal piano delle alienazioni e mantenga una funzione sociale e pubblica".

"Si tratta di un intero palazzo nel centro di Pisa, a due passi da piazza dei Miracoli, in una posizione strategica esattamente lungo la direttrice che collega la stazione ferroviaria alla Torre - hanno spiegato - l’eventuale cambio di destinazione d'uso proposto dalla destra andrebbe ad aggravare ulteriormente i problemi di vivibilità di un quartiere già costellato di attività ricettive e turistiche, in cui sono in corso o previste altre importanti operazioni della stessa natura, come quelle relative all’area del Santa Chiara, agli edifici dell’ex Caserma Artale e dell’ex Dipartimento di Chimica".

"Noi proponiamo, invece, che questo immobile comunale sia riutilizzato per fini amministrativi e per offrire servizi di prossimità alla cittadinanza, vista la carenza di spazi comunali - hanno concluso - tanto che il Comune spende risorse per acquistare altri spazi o, peggio ancora, prevede di consumare suolo per costruirne di nuovi. È il caso, ad esempio, del recente acquisto per circa un milione di euro dei nuovi uffici alla Sesta Porta dalla Patrimonio Srl, società comunque interamente a partecipazione pubblica".