Attualità

Don Bosco, i volontari, "Condizioni insostenibili"

Appello di associazioni e volontari: sovraffollamento, cimici e carenze strutturali. Chiesto un intervento urgente delle istituzioni

Le volontarie e i volontari che operano nella Casa Circondariale Don Bosco di Pisa lanciano un nuovo allarme sulle condizioni di vita all'interno dell'istituto, denunciando un quadro che, con l'arrivo dell'estate e delle alte temperature, sarebbe ulteriormente peggiorato. In un comunicato congiunto chiedono interventi urgenti da parte delle istituzioni locali e un cambio di rotta nelle politiche nazionali sul sistema penitenziario.

Tra le principali criticità segnalate figura il sovraffollamento, che secondo i firmatari ha raggiunto il 156%, con conseguenze dirette sulla gestione quotidiana del carcere e sulle condizioni di detenzione. A titolo di esempio viene evidenziata la presenza di tre docce per sessanta detenuti, una situazione definita già di per sé inaccettabile.

Nel documento si richiama inoltre l'attenzione sulle infestazioni di cimici, che, secondo quanto riferito, si anniderebbero nei mobili e nei materassi, provocando infezioni e disagi continui alle persone ristrette.

I volontari denunciano anche i ritardi nella gestione delle istanze rivolte alla Magistratura di Sorveglianza di Pisa, come i permessi premio e le richieste previste dall'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, attribuendoli alla carenza di personale. A questo si aggiunge, secondo il comunicato, la mancanza di investimenti sia nelle risorse umane sia nelle strutture dell'istituto. Tra gli esempi riportati vi è la presenza di celle che avrebbero ancora i bagni a vista, elemento che, secondo i firmatari, ostacolerebbe anche gli sforzi della direzione del carcere per migliorare la situazione.

Il comunicato richiama inoltre la recente mobilitazione nazionale promossa dalla Conferenza dei Garanti, sostenendo che il problema non riguardi soltanto il Don Bosco ma l'intero sistema penitenziario italiano. "Come evidenziato dalla mobilitazione nazionale promossa nei giorni scorsi dalla conferenza dei garanti, tutto ciò rende il carcere, e purtroppo non solo il Don Bosco, un posto dove si muore: per suicidio ma anche per cause cosiddette naturali, non ancora classificate, morti il cui numero è aumentato da 16 a 51 nel 2026".

Nella parte conclusiva del documento, le associazioni e i volontari esprimono vicinanza alle persone detenute e rivolgono un appello alle istituzioni. "Il volontariato tutto, oltre ad esprimere vicinanza e solidarietà alla popolazione ristretta, chiede alle autorità locali di intervenire in un carcere collocato nel cuore della città ma che la città spesso ignora. Chiede poi, con forza, che cambi la politica governativa, tutta finalizzata all'aumento dei reati e delle pene, e che sia pienamente rispettata la dignità delle persone".