Pisa Sporting Club

"Non seguo più il calcio, ma il Pisa sì", parla Fialdini

Decisivo nella vittoria sulla Florentia Viola con l’assist a Frati, Fialdini racconta il distacco dal calcio moderno e la sua vita fuori dal pallone

Jimmy Fialdini, protagonista a Pisa nei primi anni Duemila, è ricordato per l’assist decisivo nel derby di Coppa Italia 2002-03 contro la Florentia Viola. Oggi ha scelto un’altra strada, lontana dal calcio professionistico. In vista di Fiorentina-Pisa, per Qui News Pisa torna a parlare di quei giorni e del suo rapporto con il calcio di oggi — fatto di distanza, consapevolezza e una nuova quotidianità.

Fialdini, questa partita evoca qualcosa di forte anche per lei, dopo tanti anni?
“Sì, senza dubbio. Quella del 2002 era una bella occasione per ritrovare un derby vero, in un periodo in cui la Fiorentina era fallita e il Pisa cercava di risalire. Fu un evento sentito, partecipato, un ricordo bello”

E quel suo assist a Frati resta un’immagine nitida
“Quell’anno eravamo partiti con grandi aspettative. Non eravamo una squadra spettacolare, ma molto solida. Avevamo l’ambizione di vincere il campionato. Poi sappiamo tutti com’è andata nella finale con l’Albinoleffe.”

Una ferita ancora aperta?
“Direi la delusione più grande della mia carriera. Non solo per noi giocatori, ma per i tifosi. A Bergamo vennero in diecimila. Lo stadio era pieno di bandiere nostre. Quel ricordo mi brucia ancora.”

Ha sempre avuto parole importanti per il pubblico di Pisa
“È una tifoseria con una marcia in più. Da lontano e da vicino si percepisce subito. Pisa merita certi palcoscenici. Mi auguro possa restare in Serie A, davvero”

Come vede la stagione attuale del Pisa?
“Dico la verità: non seguo più molto il calcio. Non mi diverte più. Lo trovo un po’ noioso.”

Perché questo distacco?
“Credo che il livello si sia abbassato molto. Io ho vissuto l’epoca di Baggio e Totti, ero un giocatore tecnico, cresciuto con certi modelli. Oggi vedo poca fantasia. È tutto più schematico, più fisico, più rigido"

Anche il contesto di comunicazione è cambiato?
“Sì, ma quello fa parte del gioco. Oggi ci sono i social e tutto è immediato. Però quello che non sopporto è anche come si è evoluto l’errore arbitrale: dieci minuti per dichiarare un’unghia in fuorigioco… non riesco più a viverlo come una volta.”

Cosa ricorda di quella partita contro la Florentia Viola?
“La cornice di pubblico. Il settore ospiti pienissimo, una coreografia provocatoria… quelle sono immagini che ho ancora addosso. La partita era equilibrata, ma noi avevamo ambizioni. Quello era un gruppo forte.”

Come giudica la crescita del Pisa in questi anni?
“Un percorso importante. Risalire non è semplice. Dietro c’è programmazione, idee chiare, anche solidità economica. E poi il pubblico: il boato dell’Arena non l’ho sentito da nessun’altra parte.”

Un pensiero sul derby?
“Spero in un miracolo. La Fiorentina non è in un momento semplice… che sia a favore del Pisa. Tifo nerazzurro, non me ne vogliano i fiorentini.”

Oggi cosa fa Jimmy Fialdini?
“Conduco una vita normale. Dopo essere stato in un altro pianeta, dico che sono tornato sulla Terra. Lavoro per un’azienda che fa bonifiche ambientali. Il calcio ti dà molto, ma basta sbagliare qualcosa e ti ritrovi a fare i conti con la realtà. È successo a me.”

Ha smesso del tutto con il pallone?
“Faccio scuola calcio. È uno spazio che non pensavo di ritagliarmi e invece è diventato importante. Provo a trasmettere ciò che ho imparato: il calcio è un gioco, trasformarlo in lavoro è straordinario e non è per tutti. Servono sacrificio e pazienza.

Con quale filosofia lavora coi ragazzi?
“Loro devono crescere, devono poter sbagliare. Sbagliare è un diritto. Preferisco chi tenta una giocata e la sbaglia rispetto a chi non prova. Vado un po’ controcorrente, ma è ciò in cui credo.”

Una chiusura?
“Incrocio le dita per il Pisa. Spero resti dove merita di stare.”