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Fine vita, capo del Cnr si dissocia dalla macchina che ha realizzato

Polemiche in Senato sul dispositivo usato da "Libera". Campana, "È riproducibile". Opposizioni all'attacco del presidente Lenzi.

Una vera e propria bufera sul tema del fine vita si è abbattuta sul ruolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche nella realizzazione del dispositivo che ha consentito a "Libera", la donna affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù, di accedere al suicidio assistito. Al centro della discussione, ancora una volta, il macchinario sviluppato su incarico del Tribunale di Firenze e utilizzato nel caso che si è concluso il 25 Marzo scorso.

La vicenda è tornata al centro dei lavori della Commissione Affari sociali del Senato con l'audizione di Emilio Campana, direttore del Dipartimento di Ingegneria Ict del Cnr e responsabile della progettazione del sistema. Campana ha chiarito che il dispositivo "è riproducibile", "adattabile ai pazienti" e "consente l'espressione della loro volontà", spiegando inoltre che può essere realizzato in tempi rapidi e che il costo sostenuto dall'Ausl per il prototipo è stato di circa 10mila euro.

Le sue dichiarazioni hanno riacceso il confronto politico sulla proposta di legge sul suicidio assistito. Da una parte Forza Italia ha chiesto di accelerare l'esame del provvedimento in aula, sostenendo la necessità di regolamentare anche gli strumenti per l'autosomministrazione del farmaco. Dall'altra le opposizioni hanno accusato la maggioranza di avere rallentato il percorso legislativo e hanno criticato il testo attualmente all'esame del Parlamento.

Al centro delle polemiche resta anche la posizione del presidente del Cnr Andrea Lenzi. Nel corso di una precedente audizione davanti alla Commissione Affari sociali del Senato aveva sostenuto che non fossero disponibili dispositivi conformi alla normativa europea e aveva ridimensionato il coinvolgimento dell'ente nella realizzazione del sistema utilizzato nel caso di "Libera", spiegando che si trattava di un incarico affidato direttamente dal Tribunale di Firenze all'ingegnere Emilio Campana e che il dispositivo non fosse nella disponibilità del Cnr.

Una ricostruzione che è stata contestata dallo stesso Campana durante la successiva audizione parlamentare. Il direttore del Dipartimento di Ingegneria Ict ha spiegato di avere condiviso con la presidenza del Cnr tutti i passaggi del progetto, sia personalmente sia tramite posta elettronica, compresa la comunicazione inviata al Tribunale nella quale veniva evidenziata la possibilità di realizzare rapidamente copie identiche del dispositivo da mettere a disposizione delle aziende sanitarie o del Servizio sanitario nazionale.

Sul caso è intervenuto anche Il Post, che in un'inchiesta ha ricostruito la vicenda sostenendo che le dichiarazioni rese da Lenzi al Senato sarebbero state "omissive e fuorvianti". Secondo il giornale, il presidente del Cnr era stato informato fin dalle prime fasi del progetto e alcune sue decisioni avrebbero contribuito a rallentare la consegna del dispositivo utilizzato da "Libera". L'articolo riferisce inoltre che le richieste di ulteriori autorizzazioni e collaudi avrebbero avuto conseguenze anche su altri pazienti che oggi attendono di poter utilizzare lo stesso sistema.

Nel corso dell'audizione, Campana ha infine ricordato il valore umano dell'esperienza vissuta accanto a "Libera". "Quello che mi ha colpito di più è stato il fatto che fosse circondata da persone le cui vite erano bloccate per darle assistenza. Questo mi ha consentito di capire che era la cosa giusta da fare", ha detto.