Politica

"I conti di Conti non tornano":, accuse sul verde

La Città Ecologica contesta i dati del Comune su alberi e suolo. "Altro che più verde: consumati oltre 37 ettari dal 2018 al 2024"

Il dibattito sul futuro urbanistico della città si riaccende con l’intervento dell’associazione ambientalista La Città Ecologica, che mette in discussione i dati diffusi dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Conti. Al centro della critica ci sono soprattutto le cifre relative al verde urbano e al consumo di suolo.

"I conti no, i conti devono essere esatti." ha detto Pierluigi D’Amico, presidente dell’associazione, contestando la narrazione di una città più verde rispetto al passato.

Secondo La Città Ecologica, l’aumento dichiarato del patrimonio arboreo non troverebbe riscontro nella realtà percepita sul territorio. "Non sappiamo se gli alberi siano aumentati in città del 24% dal 2018 a oggi, come dice Conti. Constatiamo però che molti viali alberati si sono trasformati in vie con striminziti arbusti o con alberelli che, in diversi casi, non hanno superato la prima estate." ha detto D’Amico.

Le critiche si concentrano anche sulla definizione di “nuovo verde urbano”. "Sarebbe interessante conoscere cosa intenda per “nuovo verde urbano”: sicuramente non possono essere aree cementificate rinaturalizzate." ha aggiunto D’Amico.

A supporto della propria posizione, l’associazione richiama i dati del rapporto ISPRA 2025, secondo cui tra il 2018 e il 2024 nel comune di Pisa sono stati consumati 37,61 ettari di suolo. Un dato che, sempre secondo l’associazione, contrasterebbe con l’idea di una crescita del verde cittadino.

Nel mirino finisce anche il Piano Operativo Comunale, che dovrà tradurre in interventi concreti le previsioni del Piano Strutturale già approvato. "Anche se si introducesse nel POC solo un decimo delle previsioni del Piano Strutturale, si avrebbe un consumo di suolo abnorme" ha detto D’Amico, esprimendo preoccupazione per le prospettive di nuova edificazione.

L’associazione sottolinea come le scelte urbanistiche dovrebbero andare nella direzione opposta rispetto al consumo di suolo, alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici. "La priorità non può che essere la rinaturalizzazione di suolo impermeabilizzato e non certo il consumo di nuovo suolo permeabile." ha concluso D’Amico