Politica

Il cambio in Giunta sconquassa il centrodestra

Fratelli d'Italia perde pezzi in Consiglio comunale: Niccolai lascia e confluisce nel gruppo misto. "Il sindaco si piega a giochi di potere"

Francesco Niccolai

A far più rumore degli attacchi delle opposizioni, unite nel ritenere il rimpasto di Giunta deciso dal sindaco Michele Conti come il sintomo di un fallimento politico, è il malumore interno al centrodestra. Ben più di un mal di pancia, come testimoniato dal consigliere comunale Francesco Niccolai, che lascia il gruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio ed entra nel gruppo misto.

In un lungo post, infatti, Niccolai ha annunciato il suo strappo. "Una grande delusione dal punto di vista personale, ancor prima che politica - ha scritto - il sindaco ha assunto decisioni che non sono a priori ispirate e volte al bene della città, ma dettate solo da giochi di potere e alchimie politiche, temo forse anche indirizzate a garantirsi il futuro post mandato. Non si tratta per me di contestare nomi, persone, ruoli, nonostante il rapporto personale che, come tutti ben sanno, mi lega a Giulia Gambini (l'ex assessora estromessa dalla Giunta, ndr)".

"Dopo trent'anni di sola professione e famiglia avevo entusiasticamente aderito all'invito dell'amico che nella primavera del 2018 mi chiedeva di candidarmi in una piccola lista civica federata con Fratelli d'Italia, allora inchiodata al tre o quattro percento - ha ricordato - entrato come indipendente e senza tessera di partito dopo un paio di anni mi iscrivo a Fratelli d'Italia ma durante la prima consiliatura l'entusiasmo va scemando, soprattutto a causa di un piccolo, eppur grande dal punto di vista personale, tradimento” di un amico: gesto per il quale non riceverò mai le scuse. Ciononostante, i buoni risultati dei cinque anni di amministrazione Conti sono sotto gli occhi di tutti e mi viene pertanto naturale rinnovare la mia disponibilità alla candidatura. Senza campagna elettorale personale, ottengo quasi 200 preferenze e rientro in Consiglio comunale".

Proprio nel secondo mandato, quello attuale, avviene la rottura. "Durante la nuova consiliatura la spaccatura tra le due anime in seno al partito locale intanto si acuisce: avulso da ogni logica di potere, pur aderendo idealmente all'anima storica, resto schiacciato da questo dualismo. Chiedo aiuto ma, abbandonato del tutto da chi allora poteva evitare o diminuire le conseguenze di questa contrapposizione, sono costretto a dimettermi, per dignità personale, dall'incarico di vicepresidente del Consiglio comunale: ruolo che ero stato chiamato a ricoprire con il voto compatto di tutti i consiglieri di maggioranza. Dopo questo passo indietro, eseguito in coerenza con il mio modo di essere, vengo scaricato da chi pensavo di tutelare e sostenere con questo mio gesto".

"Da allora inizia un lungo periodo, quindici lunghi mesi, di isolamento personale e di graduale allontanamento da una comunità che non riconosco più - ha concluso - da qui la decisione di non rinnovare più la tessera del partito e chiudere l'esperienza di consigliere comunale come l'avevo iniziata: indipendente, senza vincoli di partito, con mani e mente libere. Oggi il sindaco purtroppo infrange la mia fiducia, sottoponendosi a una mera operazione partitica per accontentare le pressioni di una delle due anime e premiando chi, sin dall'inizio della nuova consiliatura, ha fatto fronte contro un proprio assessore. Formalmente resto in quota di maggioranza perché non posso certamente gettare via un'esistenza vissuta interamente nel cercare di almeno tendere a una coerenza ideale. Ma nulla è scontato".