L'Internet Festival torna a Pisa dall’8 all’11 Ottobre. La nuova edizione di “Forme di Futuro” avrà come parola chiave “Saggezza” e proporrà incontri, spettacoli e percorsi educativi in dieci luoghi della città. Al centro del programma ci saranno l’intelligenza artificiale, il rapporto tra innovazione ed essere umano, la geopolitica, il carcere, l’arte e il diritto. Come media partner ufficiale ne abbiamo parlato con il direttore Claudio Giua.
Internet Festival è ormai un appuntamento fisso per Pisa. Nel tempo è diventato qualcosa di più ampio rispetto a una manifestazione dedicata soltanto alla tecnologia.
“Il nome completo è Internet Festival – Forme di Futuro. Quando il Festival è nato, tra il 2009 e il 2010, Internet rappresentava la parola capace di comprendere tutte le attività, le sperimentazioni e i nuovi ambienti che si stavano sviluppando. Oggi può sembrare quasi qualcosa del passato. Continuiamo a chiamarci così, ma forse sarebbe più corretto parlare soprattutto di Forme di Futuro. Affrontiamo ambiti molto diversi, tenuti insieme ogni anno dalla parola chiave scelta per il Festival”.
Quella del 2026 sarà “saggezza”. Perché avete scelto un termine apparentemente lontano dal linguaggio dell’innovazione?
“È una parola che normalmente non fa parte del vocabolario di chi si occupa di digitale. Negli anni scorsi abbiamo parlato di intelligenza, artificiale, regole del gioco e generazioni. Tutte espressioni legate in modo immediato a questo mondo. La saggezza sembra invece appartenere al passato e richiama l’esperienza delle persone anziane. Noi crediamo però che sia arrivato il momento di fermarci e riflettere su dove siamo e su come vogliamo costruire il futuro”.
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Quindi non tutto ciò che è tecnicamente possibile deve essere realizzato subito?
“Dobbiamo guardarci dentro e intorno. Occorre valutare le possibilità che abbiamo davanti e capire se sia opportuno trasformarle immediatamente in realtà oppure attendere, verificando tempi e modi. Quanto è accaduto nelle ultime settimane nel campo dell’intelligenza artificiale conferma quanto questa riflessione sia necessaria”.
L’intelligenza artificiale sarà uno dei temi principali del Festival. Che cosa è cambiato negli ultimi anni?
“L’intelligenza artificiale viene utilizzata da tempo nell’industria, nelle imprese, nella sanità, nella scienza e nella ricerca. Non era però direttamente a disposizione del grande pubblico. Era mediata da aziende e soggetti capaci di compiere investimenti importanti. Tutto è cambiato alla fine del 2022, quando ChatGPT è arrivato sul mercato. In pochi mesi l’intero scenario si è trasformato e poi sono arrivati anche gli altri grandi operatori”.
Perché l’intelligenza artificiale generativa ha avuto un impatto così forte?
“È facile da utilizzare e adotta una modalità di dialogo che tutti conoscono: la chat. Invece di parlare con altre persone, si interagisce con sistemi che rispondono attraverso il linguaggio naturale. Possono affrontare problemi semplici o più complessi e spesso forniscono indicazioni utili. Il tasso di errore resta presente, ma sta diminuendo rapidamente. Questa tecnologia ha cambiato davvero tutto”.
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In questo scenario quale spazio rimane per l’essere umano?
“Al Festival parleremo molto di umanesimo digitale. Dobbiamo riaffermare la centralità dell’essere umano in una fase nella quale tutto procede a grande velocità. Stiamo passando da un controllo umano del mondo digitale a un controllo digitale dello stesso mondo digitale. È quindi importante confrontarsi anche con l’enciclica ‘Magnifica Humanitas’ di Papa Leone XIV, che ha messo in evidenza molti aspetti centrali di questi temi”.
Possiamo parlare di una coscienza delle macchine?
“No. Cercheremo di partire dalle questioni più semplici e di essere molto chiari. Non stiamo parlando di una coscienza o di una consapevolezza paragonabile a quella umana. Esistono relazioni probabilistiche che consentono alle macchine di costruire ragionamenti compiuti, ma dietro non c’è ciò che noi consideriamo un’etica. E anche in presenza di regole etiche, il rischio è che queste possano diventare autoregolamentate”.
Il Festival affronterà anche il rapporto tra il carcere e il mondo esterno.
“Collaboreremo con la Casa circondariale Don Bosco di Pisa attraverso diverse iniziative. Il percorso culminerà con ‘Lisistrata’ di Aristofane, uno spettacolo teatrale realizzato da attori e attrici detenuti. Vogliamo riflettere sul rapporto tra chi si trova dentro e chi vive fuori. Oggi questa relazione è mediata anche dagli strumenti digitali, che però non sempre riescono a restituire un’immagine reale. Chi è fuori non conosce davvero la vita in carcere e chi è detenuto perde progressivamente il contatto con ciò che accade all’esterno. Proveremo a costruire nuove connessioni tra queste due realtà”.
Ci sarà poi uno spazio dedicato alla geopolitica e ai conflitti.
“È un tema fondamentale. L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche nelle guerre. I droni sono diventati uno degli strumenti principali dei conflitti contemporanei e possono essere istruiti attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Negli ultimi giorni Anthropic ha inoltre reso noto di aver intercettato richieste legate a ricerche biologiche potenzialmente molto pericolose. L’intelligenza artificiale può quindi essere utilizzata per cercare informazioni capaci di produrre conseguenze negative. Dietro ci sono i conflitti, l’economia e grandi questioni sociali, razziali e di genere. Parleremo di come il cambiamento digitale stia incidendo su ciò che accade nel mondo”.
Quali altri argomenti troveranno spazio nel programma?
“Affronteremo il rapporto tra diritto e digitale, oltre ai legami tra arte e tecnologia. Torneranno anche i percorsi educativi rivolti ai ragazzi, con numerose attività dedicate all’intelligenza artificiale e a un uso più consapevole degli strumenti digitali”.