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La Cub denuncia il lavoro povero stagionale

Part time involontario, paghe basse e lavoro nero nelle testimonianze raccolte da Cub. Il sindacato di Pisa traccia un bilancio del lavoro stagionale.

Salari bassi, part time involontario, lavoro nero e orari sempre più lunghi. È il quadro tracciato dalla Cub di Pisa attraverso le testimonianze raccolte durante l'estate allo sportello del sindacato. Un primo bilancio sul lavoro stagionale, in attesa dei dati complessivi relativi ai contratti a tempo determinato e alle effettive ore lavorate.

"La piaga del lavoro nero è ancora intatta, incurabile per volontà politica", ha sottolineato la Cub, che segnala una trasformazione del fenomeno rispetto al passato. "Talvolta, almeno rispetto al passato, troviamo dipendenti al nero per poche ore settimanali, il weekend magari, costretti a farlo da salari inadeguati e insufficienti a vivere. Una sorta di corto circuito tra bassi salari, mancate coperture assicurative e previdenziali, assunzioni regolari solo in parte con ore regolari e altre al nero".

Tra le testimonianze raccolte compare quella di un lavoratore indicato con la sola iniziale M., che racconta come in passato riuscisse a mantenere una famiglia di quattro persone alternando alcuni mesi di lavoro estivo, la raccolta delle olive e servizi nei catering. "Ora non è più così, si guadagna meno, gli orari sono flessibili, i carichi di lavoro massacranti, arrivo a metà ottobre esaurito da 12 ore giornaliere, la retribuzione è per lo più al nero e devo tenermi da parte qualche centinaio di euro da versare alla previdenza integrativa delle Poste se voglio tra una decennio andare in pensione senza patire la fame".

Per il sindacato, part time e bassi salari sono diventati uno dei nodi centrali del lavoro stagionale. "Part time, salari bassi e orari sempre più estesi sono la realtà del lavoro stagionale", ha osservato la Cub, che richiama anche la progressiva estensione degli orari nel commercio e nella grande distribuzione.

Nel corso dell'estate, allo sportello pisano sarebbero arrivate segnalazioni di rapporti formalmente part time nei quali le ore effettivamente svolte sarebbero risultate molto superiori a quelle indicate nel contratto. "Abbiamo ascoltato storie di contratti part time regolarizzati corrispondenti alla metà degli orari svolti, retribuzioni al nero pagate 10\11 euro all'ora", ha riferito il sindacato.

Una condizione che, secondo la Cub, contribuisce anche alla diffusione dei secondi e terzi lavori. "Da qui nascono i secondi o terzi impieghi, spesso al nero, una sorta di tacito compromesso dei lavoratori che rinunciano a lottare per ampliamenti orari in cambio della disponibilità datoriale ad aggiustare gli orari per consentire il secondo o il terzo impiego".

Tra gli esempi indicati dal sindacato ci sono alcune lavoratrici delle pulizie che avrebbero accettato di anticipare l'orario di ingresso senza maggiorazione contrattuale pur di rendere compatibile il turno con un altro lavoro.

La Cub segnala inoltre una crescente difficoltà nel trasformare le richieste di aiuto in vere e proprie vertenze. "Sono sempre meno i lavoratori e le lavoratrici che si rivolgono al sindacato e quando lo fanno è perchè non hanno ricevuto le spettanze pattuite o perchè il datore di lavoro assume comportamenti prevaricatori", ha evidenziato il sindacato, citando anche situazioni segnalate in un pastificio della provincia e in un bar del centro.

"Ci chiedono il silenzio chiedendo di conoscere i loro diritti, parlare con l'ufficio legale, acquisire informazioni salvo poi scomparire. Ci si rivolge al sindacato come a un centro di ascolto, per acquisire qualche informazione e poi avere maggiori strumenti per aprire una sorta di contrattazione individuale", ha spiegato ancora la Cub di Pisa.

Tra le testimonianze raccolte anche quella di una lavoratrice impiegata al bar di uno stabilimento balneare. La donna avrebbe raccontato che da sette anni la propria paga oraria è rimasta invariata, nonostante l'aumento del costo della vita, con una compensazione rappresentata da un rimborso mensile per la benzina e dalla possibilità di consumare un pasto insieme al compagno nel ristorante dello stabilimento.

Il sindacato richiama anche i dati Istat del 2024, secondo i quali oltre 1,25 milioni di lavoratori dipendenti avrebbero percepito meno di nove euro lordi l'ora, mentre la quota dei dipendenti a bassa retribuzione sarebbe cresciuta dal 9,8% del 2018 al 10,7%.

Le difficoltà coinvolgono anche chi lavora direttamente sul litorale. Un ambulante che da vent'anni trascorre le estati vicino a una spiaggia libera ha raccontato alla Cub di essere rimasto uno dei pochi operatori ancora presenti rispetto al passato.

Ancora più difficile la situazione descritta da Ahmed, venditore ambulante sulla spiaggia. Secondo quanto riferito al sindacato, arrivare a incassare 25 euro in una giornata sarebbe già un risultato positivo. "per mia fortuna" qualcuno gli offre acqua e un panino per pranzo. "Alla fine lavoro una giornata sotto il sole per 15 euro, un euro e mezzo all'ora. E alla fine del mese almeno 100 euro dovranno andare alla famiglia in Marocco, se non avessimo la mensa serale della parrocchia saremmo alla fame".