Politica

L'incontro con Crepet è diventato un caso

Dopo le accuse e la difesa dello psichiatra alle critiche sui fondi per "Scuole sicure", dal centrosinistra infuria la polemica

Non si placa la polemica sul finanziamento dell'incontro con Paolo Crepet, organizzato a Pisa nell'ambito del progetto "Scuole sicure". Dopo le critiche dell'opposizione alla scelta di destinare quasi metà delle risorse disponibili all'evento di Giugno e la successiva replica dello psichiatra, il dibattito si è spostato sul piano politico, con una serie di prese di posizione da parte di esponenti del centrosinistra.

La vicenda era nata dall'intervento della consigliera comunale Emilia Lacroce, del gruppo La Città delle Persone, che aveva contestato l'utilizzo di circa 16mila euro dei 33mila complessivi stanziati dal Ministero dell'Interno e dal Comune di Pisa per il progetto dedicato alla prevenzione delle dipendenze tra i giovani. Secondo Lacroce, destinare quasi metà delle risorse a un solo incontro pubblico avrebbe rappresentato uno spreco di denaro pubblico, chiedendo invece maggiori investimenti in percorsi strutturati e nel coordinamento con gli enti che operano sul territorio.

Alle accuse aveva replicato direttamente Paolo Crepet, difendendosi a mezzo stampa e sostenendo che la cifra indicata non corrispondeva al suo compenso personale ma ai costi complessivi dell'organizzazione dell'evento. Lo psichiatra aveva inoltre rivendicato la propria esperienza professionale. Le dichiarazioni di Crepet hanno però provocato nuove reazioni politiche.

L'assessora regionale Alessandra Nardini ha definito la risposta dello psichiatra "arrogante e irrispettosa nei confronti di una consigliera comunale eletta dai cittadini". Secondo Nardini, il tono utilizzato "solleva anche una questione di carattere generazionale e di genere", chiedendosi se "lo stesso atteggiamento sarebbe stato riservato a un interlocutore uomo e criticando il riferimento all'anno di nascita della consigliera".

Sulla stessa linea è intervenuto il consigliere regionale del Partito Democratico Matteo Trapani, che ha precisato di "non mettere in discussione né la professionalità né il diritto di Crepet a essere retribuito". Trapani ha però ribadito che "la questione riguarda l'opportunità politica di destinare una quota così rilevante delle risorse pubbliche a una sola iniziativa, sostenendo che sarebbe stato preferibile investire quei fondi in percorsi continuativi di prevenzione". Ha inoltre criticato il tono adottato dallo psichiatra.

Anche Emilia Lacroce è tornata sulla vicenda, ribadendo che la sua contestazione era rivolta esclusivamente alle scelte dell'amministrazione comunale sull'impiego delle risorse pubbliche. La consigliera ha definito la replica di Crepet espressione di una visione "baronale e gerontocentrica", sostenendo che finisca per "delegittimare il contributo delle nuove generazioni al dibattito pubblico".

Dal Consiglio comunale sono arrivati ulteriori interventi. Il capogruppo de La Città delle Persone, Paolo Martinelli, ha parlato di "un granchio preso con supponenza e machista gerontocrazia", mentre il consigliere del Partito Democratico Enrico Bruni ha condannato quello che ha definito un atteggiamento di "violenza senile, maschilista e paternalista" nei confronti della consigliera comunale.

La polemica, partita dalla gestione dei fondi del progetto "Scuole sicure", si è così trasformata in un confronto politico sempre più acceso, che nelle ultime ore si è spostato anche sui social network pisani e nazionali. 

Chi difende Crepet è Alessandra Orlanza, consigliera comunale di Fratelli d'Italia, "Che brutto accanimento quello della sinistra contro lo psichiatra Paolo Crepet. Un accanimento che rispecchia il mancato rispetto delle regole e un buonismo esasperato. Non parlo solo come rappresentante di una forza politica, ma soprattutto come insegnante di scuola superiore [...]. La colpa, va detto forte e chiaro, ricade in gran parte sui genitori e sulle famiglie. Oggi la società sembra aver perso la capacità di dire 'no', di imporre limiti e regole. Paolo Crepet è stato etichettato come 'patriarcale' solo perché richiama con fermezza al dovere genitoriale. Chi critica Crepet dimostra di non essere vicino ai giovani, non passa le mattinate in classe con gli studenti e quindi non conosce le problematiche reali [...]. I casi più difficili sono proprio quelli di ragazzi provenienti da famiglie fragili o da genitori che non sanno o non vogliono imporre limiti".