L'atmosfera aiuta le opere d'arte. Questo il concetto alla base di Moxy, progetto europeo che si conclude nel 2026 dopo quattro anni di ricerca e che sfrutta l'ossigeno atomico, un gas presente negli strati più alti dell’atmosfera e noto per la sua capacità di corrodere i materiali delle navicelle spaziali, per pulire in sicurezza le superfici delle opere d'arte senza danneggiarle.
Sono tre i prototipi realizzati in tutto il mondo e uno di questi si trova all'Università di Pisa. "L’intuizione alla base del progetto è legata a Bathtub, un celebre dipinto di Andy Warhol danneggiato con del rossetto - ha spiegato Ilaria Bonaduce, docente del Dipartimento di Chimica e Chimica industriale e responsabile di Moxy per l’Ateneo pisano - negli anni Ottanta due scienziati della Nasa, Sharon Rutledge Miller e Bruce Banks, riuscirono a pulirlo con l’ossigeno atomico senza compromettere l’opera".
"Quella tecnica, però, richiedeva apparecchiature complesse e camere sottovuoto - ha precisato - con Moxy siamo riusciti per la prima volta a renderla utilizzabile a pressione ambiente in un normale laboratorio di restauro. Il prototipo che abbiamo nei nostri laboratori può indirizzare direttamente sull’opera un flusso di ossigeno atomico. La pulitura è senza contatto, quindi senza strofinare, bagnare o applicare solventi".
La sperimentazione è stata condotta su gesso e pietra, dipinti a olio e a tempera, tessuti, carta, rivestimenti e plastiche. I risultati più sorprendenti riguardano la fuliggine e i depositi neri prodotti dall’inquinamento, dal fumo o dagli incendi. Queste sostanze sono particolarmente difficili da rimuovere con i metodi tradizionali, che richiedono generalmente spugne, strumenti, acqua o solventi. L’ossigeno atomico agisce invece sul deposito carbonioso e lo trasforma in anidride carbonica senza lasciare residui.
"È sorprendente: bastano pochi istanti per vedere il nero scomparire dalla superficie - ha aggiunto Bonaduce - il sistema non sostituisce le tecniche già utilizzate nel restauro, ma mette a disposizione uno strumento completamente nuovo. In alcuni casi può essere impiegato da solo; in altri può essere associato ai metodi tradizionali. Sull’argento annerito, per esempio, modifica la patina rendendola più facilmente eliminabile con acqua. La tecnologia è ancora giovane, ma può offrire una risposta a problemi di pulitura finora molto complessi".
I risultati di Moxy saranno presentati oggi, martedì 6 Ottobre, durante il simposio internazionale "Science as a Driver of Green Innovation: Advancing Materials Research and Practice in Cultural Heritage Conservation". Il gruppo di lavoro dell’Università di Pisa, unico partner italiano del consorzio internazionale, comprende oltre a Bonaduce anche Celia Duce, Ilaria Degano, Alessia Andreotti, Silvia Pizzimenti, Erika Ribechini e Jacopo La Nasa.