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Lupi decapitati, nuovo esposto alla Procura

Il Sindacato per la Biodiversità chiede chiarimenti su indagini e analisi dei due canidi trovati uccisi ad Aprile tra Pisa e Cascina

Un nuovo esposto-denuncia è stato depositato alla Procura della Repubblica di Pisa per fare chiarezza sui due canidi, apparentemente appartenenti alla specie lupo, rinvenuti uccisi e con la testa separata dal corpo nell’Aprile scorso, a pochi giorni e pochi chilometri di distanza. A presentarlo è Maurizio Baglioni, responsabile del Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi.

Il primo episodio risale al 3 Aprile 2026. Dalla documentazione dell’Asl Toscana Nord Ovest risulta che una testa indicata come “lupoide” fu ritrovata lungo la strada statale 67 bis Arnaccio, sottoposta a sequestro penale dai Carabinieri Forestali di Calcinaia e consegnata all’Istituto Zooprofilattico di Pisa per gli accertamenti.

Una settimana dopo, il 10 Aprile, un secondo ritrovamento al cavalcavia Paolo Savi, nel Comune di Cascina. La scheda di intervento descrive il reperto come un lupo con la “testa staccata dal corpo” e indica il successivo trasferimento dei resti all’Istituto Zooprofilattico.

A distanza di quasi sette mesi, il Sindacato sostiene di non aver ricevuto gli esiti degli accertamenti genetici, necroscopici, tossicologici o balistici. Non sarebbe stato inoltre chiarito se i due episodi siano trattati all’interno dello stesso procedimento, quale sia stata la causa della morte degli animali e se siano state utilizzate armi o sostanze tossiche.

Il 6 Agosto i Carabinieri Forestali avevano comunicato l’impossibilità di fornire informazioni perché coperte da segreto istruttorio. Nell’esposto viene precisato che non viene richiesta la divulgazione di attività investigative riservate, ma una verifica sullo stato del procedimento, sulla conservazione dei reperti e sull’effettiva esecuzione degli esami.

“Due animali particolarmente protetti sono stati uccisi, mutilati e abbandonati in modo eccezionale. Dopo sette mesi la collettività non conosce neppure gli esiti essenziali degli accertamenti. Il segreto investigativo deve proteggere le indagini, non trasformarsi in un vuoto permanente di informazioni e responsabilità”, dichiara Maurizio Baglioni, responsabile del Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi.

Tra le richieste rivolte alla Procura ci sono la verifica dell’esistenza di uno o più procedimenti penali, l’acquisizione dei verbali e dei referti dell’Istituto Zooprofilattico, l’accertamento della specie, della provenienza e della causa della morte, oltre alla ricerca di eventuali proiettili, sostanze tossiche o tracce biologiche. Il Sindacato chiede anche di verificare possibili collegamenti con episodi di bracconaggio e di garantire la conservazione dei reperti e dei campioni.

“La tutela della biodiversità non può dipendere dall’attenzione momentanea generata da una fotografia o da un titolo di cronaca. Servono indagini effettive, conservazione delle prove e risposte istituzionali verificabili. L’uccisione di un lupo non è un episodio folkloristico né un gesto da normalizzare: riguarda legalità, sicurezza ambientale e qualità democratica delle istituzioni”.